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Filosofia sopraffina.

30 maggio, 2010

Mi hanno scoperta, mi hanno letta, mi hanno ammiccato, mi hanno pubblicato.
In brevissimo, mi ritrovo centrifugata in un mondo estraneo. E fantastico.
E la paura di un’insicura come me non mi fa godere appieno del momento.
Mi fa temere di non essere all’altezza delle aspettative.
Mi fa temere di non potere offrire di meglio, o semplicemente di più.
Mi fa temere di essere scoperta, letta, dimenticata.  

“Durerò il tempo di una puzzetta, me lo sento”
Parlavo così, al piccolo T., già la sera della prima presentazione, quando nemmeno l’entusiasmo incontaminato di allora riusciva a travolgermi completamente.
Lui se n’era stato zitto per qualche secondo, come al suo solito.
Come cercando la risposta giusta ai miei dubbi.
O perlomeno qualcosa che mi distraesse da questi.

“Sottovaluti una cosa importante”, aveva esordito poi senza troppe esitazioni.
“Ci sono 3 tipi di puzzette.”
“Ce n’è una che fa tanto casino e basta, insomma.. stringi stringi non è che sia effettivamente un granchè.
Poi c’è la puzzetta silenziosa, invece, che però si sente.
Uuh, se si sente.
Ma anche quella.. dura per un po’ e poi scompare così com’è venuta.
E tutto torna come prima.
Tu, amore, non fai parte nè del primo nè del secondo gruppo.
Tu sei la puzzetta numero 3.”

“oddio.. e cioè??”

“Tu sei la puzzetta che lascia la riga indelebile sulla mutanda”.

Filosofie di vita d’impatto come le sue, ditemi chi.

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