Archive for settembre 2008

.

30 settembre, 2008

Annunci

Cronache dal futuro

23 settembre, 2008

 

Un paio di scarpe

18 settembre, 2008


Qui intanto ci si dirige a grandi falcate alla dirittura d’arrivo.

 

(spero che siate anche seguaci del buon vecchio Serial, perché se state solo appresso a me, ora vi tocca recuperare tipo 12 capitoli in un botto)

Non so se credere ai miei occhi

17 settembre, 2008

16 settembre, 2008

 

E voi dov’eravate?

11 settembre, 2008

 

“Avevo 11 anni quando me l’hanno detto e mi sono chiesto: ‘Ma che cazzo sono le torri gemelle?’ ”

 

 

“C’era quell’ameba di mio cugino canadese in salotto, in mutande, spalmato sul divano a guardare la tv. Io da bravo nerd 16enne stavo in camera mia a guidare il mio glorioso Parma all’ennesima cempions nel magico mondo di Scudetto 99/00. Ad un certo punto il cugino inizia a sbraitare in joepesciano stretto qualcosa riguardo ad incidente aereo a New York.
Io mi dico “oh cazzo” do uno sguardo alla TV, dico un paio di frasi ipocrite di circostanza e torno pecorecciamente al mio 3-4-3. Al secondo bercio in joepesciano torno di là, vedo un altro aereo conficcato nelle torri e un carnevale di arabi festanti che agitano i kalashnikov. A quel punto capisco che forse è meglio spegnere il pc e cercare di capire che cazzo ne sarà del futuro dell’umanità.”

 

“Io stavo a fumare bonghe con pierantozzi. Manco ci siamo accorti.”

 

 

“Al momento non me ne fregò un cazzo, più o meno quanto me ne frega ancora oggi.
Però per i mesi e mesi successivi si andò avanti con la meme del “effetto post 11 settembre”, andava bene per qualsiasi cosa: il caffè costava il doppio? “è l’effetto post 11 settembre”, la benzina costava il triplo? “è l’effetto post bla bla”, file al semaforo, senegalesi che vendono gli accendini fuori dall’università, calderoli ministro, economia in crisi, il salumiere che ha finito la bresaola, tutto colpa dell’ “effetto post 11 settembre” e così via.”

 

 

“Avevamo penalizzato un mio amico al Fantacalcio perché aveva inserito un giocatore in più nella squadra. Quando il secondo aereo è entrato nella torre mi è squillato il cellulare. Era lui: ‘Se non mi ridate i tre punti ne cadrà uno ogni ora’ ”.

 

“Ero in biblioteca, ad un certo punto si alzò un brusio molto intenso.
vidi la gente che si parlava nell’orecchio. Quando mi arrivò la news bisbigliata: “due aerei sul wtc, uno sul pentagono e uno sulla casa bianca” la prima cosa a cui pensai fu l’episodio di fantozzi quando il Riccardelli costrinse i dipendenti alla visione della corazzata potemkin durante Italia-Inghilterrra: ‘Nel buio della sala correvano voci incontrollate, pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo’ ”

 

 

“Non era 21?”

 

“Io ero in un negozio di elettronici a comprare elettronici, i televisori li avevano belli grandi. D’un tratto, intorno a me non c’erano più commessi né acquirenti, ma solo esperti di anti terrorismo e materiali per l’edilizia. Comunque non voglio simulare una freddezza che non ho/avevo: anch”io pensai che Roma-Real Madrid sarebbe stata rinviata (2-1 per il Real invece).”

 

 

“Ero in classe. La prof di lettere riceve la notizia grazie al bidello Massimo, si alza e ci dice ‘Sta scoppiando la terza guerra mondiale!’. Tolgo subito il mio dito indice dalla narice e grazie al delirio totale scoppiato in istituto andiamo a farci una sbrubba sulle scale anticendio.
Per due settimane non abbiamo fatto lezione sfruttando la domanda ‘Lei cosa ne pensa dell’attacco alle torri gemelle?’ ”.

 

 

“Io ero in bar a giocare a Virtua Tennis 2 e mi ricordo che in quel momento dissi: ‘merda…’ come se ne fossi realmente dispiaciuto; ora a distanza di anni più ci penso più credo che la prima adolescenza è un’età di merda in cui sei portato ad avere una compassione moralmente approvata, anche del povero uccellino con l’ala ferita, mentre in realtà nn te ne frega un cazzo ma pensi che sia “cattivo” e “ingiusto” nn piangere le facce di 3000 sconosciuti che hanno avuto la sfiga di trovarsi in quel palazzo in quel momento…”

 

“Temetti per il peggio…poi venni a sapere che Gardaland era integra…sospiro di sollievo…”

 

“Io l’11 settembre ho mangiato ravioli.”

 

“Stavo in un concessionario a ritirare un’automobile che di lì a poco sarebbe stata battezzata Blackhawkdown I e che sul libretto, come data di immatricolazione, portava 11/09/01. Ero lì a firmare i documenti quando qualcuno mise la testa dentro all’ufficio e disse: “un aereo si è schiantato sulle torri gemelle”. Ci alzammo, andammo nell’ufficio vicino e vedemmo in diretta il secondo aereo schiantarsi sulla seconda torre. “Cazzo” disse il venditore. “Cazzo” dissi io. Poi scappai a casa il più in fretta possibile. Con la mia macchina nuova.”

 

“Io stavo guardando una puntata di Ally McBeal con mia sorella”.

 

“Ero appena stata a fare shopping con mia madre, tornavamo a casa in macchina e sentimmo la notizia alla radio. Tornata a casa feci appena in tempo ad accendere la tv che arrivò il secondo aereo… e fu subito sera.”

 

“Io stavo facendo la laserterapia al pollice lussato e sentii un fisioterapista che diffondeva la notizia; poi si lanciò all’istante in previsioni ultracatastrofiche per tutto il mondo occidentale.”

 

“L’ultima guida prima dell’esame della patente, me lo ricordo bene.
Tornando a casa incontrai un’amica che mi disse, lapidaria, “mi ha telefonato mia madre: bombardano gli Stati Uniti, è la terza guerra mondiale”. Credo di essere stata l’unica persona nel pianeta a provare un vago senso di sollievo, nell’accendere la Tv, una volta a casa.  Mandanti dell’attentanto a parte, ovviamente.”

 

“Io parlavo in una cabina telefonica pubblica.”

 

“Io ero in un negozio di articoli elettronici quando all’improvviso uno dei commessi ha pigiato qualche telecomando per cambiare canale ai televisori esposti.
Effetto wallscreen con le torri gemelle e il loro vomito di fumo.”

 

“Io stavo facendo un sonnelino post-prandiale prima di mettermi a studiare per l’esame di Meccanica Razionale. Mi svegliò mia nonna dicendo di mettere “sull’uno” che era successo un casino. Poco dopo aver acceso ho visto il secondo aereo schiantarsi. Mi venne un groppo in gola e sì, anche io pensai: cazzo.”

 

“visto che siamo a raccontarci le versioni. io stavo accusando il più impellente bisogno di pisciare della mia vita. anche il mio ex alcolista. entrammo in un bar di san gimignano. quando uscii dal cesso lui aveva ordinato due negroni. alla tele davano la replica di un qualche film scadente di fantascienza trita. ma lui ci aveva l’aria come se gli fosse morto il gatto. poi ho capito che non era fantascienza. ho detto cazzo anch’io, ma non l’ho mica mai capito il perché.”

 

“Un caffè al banco, baretto a trastevere. Una donna con gli occhi spiritati parla di un attacco aereo su NewYork e sul Pentagono; io e i miei due amici, consapevoli di essere calamite per pazzi, la assecondiamo facendo di si con la testa, poi le diamo le spalle scuotendo la testa. Il barista ci indica col mento lo schermo della tv sospesa in alto; ma che film è?
E la pazza non è stata più tale.”

 

“Io ero in mezzo alla campagna ad aggiustare biciclette a km e km da qualunque recettore mediatico. Qualcuno che era con me ricevette una telefonata farneticante da qualcuno che solitamente farneticava su tutto. Sono tornato a casa – dopo 8 ore in campagna – quando ormai si era già schiantato tutto lo schiantabile.”

 

“Io quella mattina mi son svegliato tardi e quando ho acceso la tv stavan già bombardando l’Afghanistan”

 

“Quel giorno ero davanti alla tv ad aspettare qualche avvenimento sensazionale.”

 

“Io ero con mia moglie a Vienna in viaggio di nozze. Quando abbiamo visto su uno schermo gigante in cima ad un palazzo l’immagine delle torri con una scritta del genere “America sotto attacco” (ovviamente in tedesco, che non conosciamo) abbiamo pensato al lancio di un film catastrofico. Poi purtroppo siamo rientrati in albergo, ma anche vedendo la diretta su rai2 mi ci è voluto un po’ prima di convincermi che era vero.”

 

“La sera del 10 settembre in tv c’era un film, non mi ricordo quale, ambientato a NY. Ad un certo punto, inquadratura della skyline: vista milioni di volte, ma quella volta, chissà perchè, ho guardato le torri e ho pensato ‘sono davvero il simbolo di NY, al prox viaggio DEVO salirci sopra’.”

 

“Io tornavo dalla palestra dopo una giornataccia, mi attaccai al computer e smadonnai per capire perchè la mia posta elettronica (ai tempi yahoo) non funzionasse. Stanco, accesi la televisione.
Ora mi rilasso, pensai. E così fu’.”

 

“Io ero in aereo, seduto di fianco a questo amico, ero completamente rincoglionito dalle anfetamine ma mi ricordo che quando abbiamo saputo del primo schianto mi son voltato verso di lui e gli ho detto ‘ma quanto cazzo voli basso, abdullah?’ ”

 

“Tornando a casa vedo uno che ascolta la radio in macchina. Fermo, con lo sportello aperto. Non la solita radio privata, gingle e bassi martellanti. La voce di uno speaker. Capisco che qualcosa non va. Nessuno sotto casa mia ascolterebbe il giornale radio alle 3 e mezza del pomeriggio se non è scoppiata la guerra. E infatti mia cognata al telefono, appena salito, mi fa: hanno bombardato new york, è scoppiata la guerra.”

 

“Io ero ero tappato in biblioteca per il ripassone finale per l’esame di Psicologia Sociale del giorno dopo. Vedevo la sala lettura che si svuotava sempre più, la gente usciva per fare una pausa e non rientrava. Decisi di fare pausa anch’io. La prima persona conosciuta che trovai nel cortile dell’università era un coglione che mi disse che “sono crollate le torri gemelle” e io pensai “è proprio un coglione”. Per scrupolo entrai nell’aula di informatica li vicino e vidi una sfilza di pc tutti con la stessa immagine delle torri in fumo.
La rete funzionava in maniera stranamente lenta decisi, di fiondarmi direttamente sulla prima tv utile quella del gabbiotto (2 x 3) della portineria, ma appena arrivato vidi che dentro c’erano 40 persone sedute per terra che in religioso silenzio, prendevano parte alla liturgia mediatica. Per un po’ partecipai anche io alla funzione, mi ricordai che ero uno studente di comunicazione e mi fiondai nel relativo laboratorio.
Entrai in quell’angusta stanza dove c’erano una ventina di persone che preparavano un questionario per le impressioni a caldo. Erano tutte eccitate, erano come me, capivano che era arrivato un evento che avrebbe cambiato la loro vita, ma non tanto quella sociale (quella sarebbe cambiata x tutti) ma quella mediatica.
Non tornai + in sala a studiare, pregando che il prof. visto l’evento spostasse l’esame.
L’esame si tenne lo stesso. (fui bocciato).
La vita del laboratorio e la mia (non cambiò più di tanto). La settimana dopo andai a comprarmi un bel 28 pollici cosi se fosse successo di nuovo l’avrei visto in prima fila. e dissi: ‘cazzo. la prossima volta un evento così me lo vedo dall’inizio!’”

 

“Accendo, RaiUno è il primo canale che vedo. Una gran torre, un gran fumo. Erano le tre e cinque, forse le tre e un quarto. Mi sono seduta, ipnotizzata.
Mezz’ora dopo uscivo, avevo appuntamento col mio ragazzo a casa sua. In autobus, guardavo le facce delle persone intorno a me. Mi chiedevo chi sapesse già. Chi ignorava perchè era fuori, magari da prima di pranzo e non aveva avuto modo di sapere.
Mi chiedevo cosa sarebbe successo dopo. Avevo la sensazione che il mondo come lo avevo conosciuto non esisteva più. Che sarebbero successe cose nuove e terribili.
Quando sono arrivata, la prima torre era crollata.”

 

“Io ero a veder scuotere i mandorli in Sicilia”

 

“Io tornavo in macchina dall’ospedale dopo aver fatto l’ecografia ai reni che era molto buona, ero tutta contenta e ascoltavo radiodj e quando ho sentito “ci dicono che un aereo si è appena schiantato sulle torri gemelle” e un’altra voce subito dopo “e anche sull’altra torre” ero SICURA che fosse una gag e aspettavo la battutona.
Che non è arrivata.”

 

“Quando è successo stavo cercando di farmi venire in mente delle idee per una presentazione che sarebbe stata da lì a due giorni. Una grossa gara complicata, ed ero nella merda. Quando tutto è successo l’intera agenzia s’è radunata nell’ufficio cinema che aveva la tv più grossa. Un po’ stavamo in silenzio, un po’ qualcuno faceva commenti catastrofici. Eravamo sbalorditi e senza parole. E una voce dentro di me continuava a dire: dai, che magari salta la presentazione, dai che magari non devi lavorarci più, dai che magari non sei più nella merda. Invece no.”

 

“Io stavo scaricando la lavatrice mentre mio fratello guardava i simpson e ci stavamo fumando una canna. Mentre ero al cesso alle prese col bucato mio fratello mi fa: “sorè, pare che abbiano bombardato gli uessei…” e io:”ma va là, burlone!” invece arrivo davanti alla tv e il secondo aereo mi si schianta in diretta.
Ho pensato “minchia!” e poi ho istericamente riso e mi son fatta passare la canna. Seguì pomeriggio incollato alla tv in stato di fascinazione da immagini apocalittiche”

 

“Io ero al lavoro, avevo un lavoro di merda e contavo le ore per finire. Mia mamma mi chiama e mi dice “Stanno attaccando l’America, è scoppiata la terza guerra mondiale!”.
Io fingo una crisi di panico e ho la scusa per prendermi il pomeriggio libero”

 

“Se fossi morta nell’ambaradan-twin-towers sarei incazzata non perchè mi è venuto addosso un aereo mentre lavavo pavimenti, ma perchè la mia morte è diventata un evento annuale in cui la gente crede veramente di essere importante perchè quel pomeriggio invece di uomini e donne in tv ha avuto il culo di vedere me che mi lanciavo da una finestra.”

 

“L’importanza dell’11/09, vista da un’ottica strettamente personale è irrilevante, è un fatto di cronaca come altri. Si trascina dietro però, un peso diverso molto più ingombrante dell’omicidio di tizio o della rapina di caio, il peso di farti sentire parte della storia, perlomeno come spettatore di questo grande cinema che è la razza umana.
Perciò in ultima analisi, ritengo che i fautori dell’attentato alla crew dei WTC (chi sia il regista non importa questo film non sarebbe interessante se non con tutte le dietrologie del caso) abbiano compiuto un gesto di illuminata umanità, sacrificare la propria vita e quella di altre persone per permettere a noialtri di vedere, commentare e criticare all’infinito ed infinite volte ancora.
Volete mettere sprecare fiato per parlare di Cogne di Garlasco o di tette rifatte con “l’attacco al cuore dell’America”, è il miglior film da quando Hitler ha deciso di lasciare il palcoscenico.
Come puoi non ricordarti dov’eri quel giorno…”

 

 

(Testimonianze pescate sul web)

 

La zappa sui piedi da sola

8 settembre, 2008

 

Non c’è due..

5 settembre, 2008

..senza tre.

Un paio di scarpe

4 settembre, 2008


2° capitolo

Un paio di scarpe

3 settembre, 2008

 

Dice che ha (im)postato la cosa.

Dice che ora tocca a me, che devo fare il mio intro.

Mi prende il panico.

Vi avevo accennato qualcosa qui ma, francamente, mai e poi mai avrei creduto di ritrovarmi, mesi dopo, ad annunciarvi che saremmo arrivati a tanto.

Che avremmo sviluppato quell’incipit.

Non solo.

Che avremmo poi osservato quella storia fluire spontanea e viva, fuori dalle nostre dita, e germogliare fino a diventare un fiore dai colori imprevisti e mozzafiato.

 

Qui ci sono le mie pause pranzo.

La mia impazienza nello scoprire un suo nuovo segmento, nella mia casella di posta, mentre mi stropiccio un occhio sonnacchioso, di mattina di buon’ora.

E la giornata migliora.

Qui ci sono sorrisi, riflessioni, azzardi e, perché no?, qualche arrabbiatura (più mia, devo dargli ragione) a rendermi più cruda, più energica, più vibrante.
Qui ci sono tutti i colori delle mie emozioni.

Uniti al privilegio che ho avuto di dipingere questo quadro anche con i suoi splendidi colori.

Un quadro che, nonostante raccontassi a me stessa che più bello di così non sarebbe potuto diventare, si perfezionava via via diventando ogni volta incredibilmente più bello.

Qui c’è la passione e l’adrenalina nell’essermi tuffata a capofitto in acque nuove, nell’aver sperimentato una scrittura che non mi aveva mai avvicinata, nell’aver nutrito le aspettative del suo giudizio, e del suo prosieguo, quando riconsegnavo la staffetta e non mi rimaneva che aspettare.

 

Qui c’è uno straniero che ha saputo coinvolgermi e ha aiutato, non poco, a rendermi davvero orgogliosa di noi.

 

Leggo il suo intro e mi lascio stupire ancora una volta dallo straordinario legame che è scaturito fra noi, così imprevedibile, così lontano da ogni controllo, da una qualsiasi decisione consapevole e sento profondamente di dovergli dire ‘Grazie’…

 

Ma ora basta, facciamola finita e andate a leggervi il primo capitolo.

 

Che Kobe Bryant mica le fa, ste smancerie.