Archive for settembre 2007

Così, tanto per…

26 settembre, 2007
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Test (n’artro)

20 settembre, 2007

Ecco, non è che io ci abbia capito molto, per cui chiedo perdono se non seguo regole precise e vado a braccio.
ps, non si astengano i perditempo: qui c’è molto pane per i vostri denti.

1.
La prima volta che ho ricevuto in regalo la bustina con i soldi, (perché ormai non sei più bambina e non so più cosa regalarti e allora così ti compri quello che vuoi), ricordo di essere corsa da Bata a “fermare” degli stivali da cowboy sui quali avevo lasciato occhi e cuore.
La cifra non era sufficiente per coprire per intero la spesa, per cui avevo poi offerto lavoretti domestici alla nonna, dietro compenso, per riuscire a ritirarli, qualche tempo dopo.
Li conservo gelosamente tuttora nella scarpiera perchè, appena avrò una tavernetta, li appenderò al muro.
A testimonianza che seppure avessi solo 12 anni, mi sentivo già molto country.  

2.
Ho delle manie alimentari che mi obbligano a nutrirmi, almeno una volta alla settimana, di cibo cinese.
Per non parlare della mia dipendenza da carboidrati, maionese e marshmallows. (separatamente, intendo).
Repulsione potente invece verso frutta cotta e candita, marmellata e spinaci.
Quando alle elementari (avendo il tempo pieno mangiavo in mensa) mi presentavano gli spinaci, mia mamma se ne accorgeva appena rientravo in casa, senza che io fiatassi.
Della salda idea che ogni spreco è sacrilegio, perché ci sono i bambini che muoiono di fame, (come se la mia pancia sazia evitasse loro la morte), quelle mezze donnette dal velo nero ti obbligavano a finire tutto quello che avevi nel piatto, prima di essere libero di alzarti.
E, se non lo facevi, mentre tutti erano già fuori che giocavano, prima di riprendere le lezioni, eri obbligato a startene immobile davanti al piatto, da solo, con il riso dei bambini fuori dalle finestre e le lacrime sulle tue guance.
Una galera dalle torture psicologiche, più che una scuola.
E così, dopo qualche tempo ho imparato a portarmi un fazzoletto sempre in tasca che, in caso di spinaci, si distendeva sulle mie ginocchia a e accoglieva la poltiglia.
Poi chiudevo il saccoccio, lo infilavo in tasca e, raggiunto il bagno, svuotavo quella fanghiglia nel water.
Unico dettaglio che non sono riuscita mai a perfezionare, le tasche chiazzate d’unto. 
“mpf, c’erano gli spinaci oggi a pranzo, eh?”
“si, mamma” 

3.
Prima che Angela partisse per trasferirsi a Bari, le abbiamo organizzato una festicciola a sorpresa, con tanto di torta finale.
Essendoci rintontite a suon di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, avevo chiesto che scrivessero sulla torta “Buon ‘non’ compleanno”.
Solo che il pasticcere doveva essere in post sbornia, quel giorno, perché non deve aver letto con cura il biglietto, lo stronzo.
Ehm, volevo dire sbronzo.
Il risultato è stato un “Buon Compleanno Non” (demente)
Ricordo, poi, di averle consegnato un quadernino, stropicciato e scarabocchiato, a quadretti e coi i margini, dove avevo trascritto per intero, parola per parola, comprese le parti cantate, il testo di “Alice nel Paese delle Meraviglie”.
Solo che si è cuccata la ‘brutta copia’.
Sì, perché avevo cominciato, qualche tempo prima, a guardare la cassetta e a stopparla ogni 8 secondi per trascrivere velocemente dialoghi, con l’intenzione riscrivere il tutto diligentemente con penne colorate su un quadernone, dove avrei incollato una nostra foto in copertina.
Ma alla fine mi sono accorta della portata del lavoro e col cazzo che avrei riscritto tutte quelle pagine.
Si è dovuta accontentare del quadernetto stropicciato e scarabocchiato e buona notte al secchio.  

4.
Non distinguo la destra dalla sinistra.
Devo pensare alla mano con cui scrivo per regolarmi.
E ci metto quel poco, non è cosa per nulla istintiva.
In proposito, ricordo che l’istruttore di guida, accortosi della mia “lentezza di reazione” nel seguire le indicazioni di marcia, mi aveva scritto sul volante, con un uniposca bianco, D a destra e S a sinistra, di modo che non mi facessi assalire dal panico il giorno dell’esame.
Promossa.  

5.
So con chiarezza quali sono i 3 desideri che chiederei al genio, nel caso capitasse senza preavviso e avessi poco tempo per pensarci al momento.
1)     vorrei saper fischiare con le dita (anche senza sarebbe già una gran cosa, ma col genio voglio esagerare)
2)     vorrei conoscere, chi smistava/leggeva/cestinava tutte le letterine e i disegni che ho spedito a BimBumBam.
Mai lette. Nemmeno una.
Non è dato a sapere come lo costringerei a rammaricarsi di tale scempio.
3)     vorrei avere la voce e il talento di
Stevie Ann.
4)     se c’è il bonus, vorrei poter mangiare sempre tutto e quanto voglio, senza ingrassare mai di un etto.
Se si può, eh?, sennò non mi frega, che tanto con la voce di quella lì faccio i soldi e mi posso permettere tutte le liposuzioni del mondo.
Ora non mi rimane che sperare di inciampare su una vecchia lampada.  

6.
Avete presente il cancellino?
Quello per cancellare la penna stilografica con il pennarellino bianco da una parte e il pennino blu che riscriveva poi, dall’altra?
Della Pelican, se la memoria non mi inganna.
Ecco, impazzivo letteralmente per il gusto del tamponcino bianco.
Lo succhiavo finchè non ne esaurivo l’efficacia, tanto che poi dovevo domandare in prestito il cancellino ai compagni.
(ogni tanto, senza essere vista, succhiavo pure quelli)
(pensandoci ora forse mi sarebbe bastato leccare gli errori)  

7.
Ho delle manie apparentemente inspiegabili che, chi legge il mio blog, potrebbe ricordare.
Tipo che appuntisco le
matite sempre da entrambi i lati, che faccio sempre il resentino con il latte dopo il caffè o che sperpero denaro in acquisti improbabili, ma ipnoticamente colorati.
Poi, vediamo.., per esempio, ogni volta che accendo la tv, vado d’istinto sul canale 612 a vedere se c’è Art Attack.
(Se c’è, non ci sono cazzi per nessuno)
Se mi piace una canzone ho coraggio di ascoltarla in repeat per giorni e giorni.
Ho una passione ingovernabile per il colore verde militare.
(Il mio armadio sembra un magazzino dei Marines)
Nel portafoglio, ordino i soldi per taglio, e tutti con la “testa” dalla stessa parte.
Mangio le pesche solo senza pelo.
Nell’attesa al semaforo, sommo i numeri della targa della macchina davanti, trovo la lettera dell’alfabeto che corrisponde e rivolgo un pensiero a tutti quelli che conosco (diciamo solo i primi due o tre che mi vengono in mente), che di nome iniziano per quella lettera.
Quando sono obbligata a letto dall’influenza, guardo sempre la saga completa di “Ritorno al futuro”. (la medicina più efficace)
Faccio sempre benzina solo 20 litri alla volta. (questa, davvero, non la so proprio motivare)  

8.
Non mi ritengo particolarmente superstiziosa, ma ci sono certe cose che non faccio per precauzione.
Tipo non guardare mai lo specchio a mezzanotte, per una reminescenza che mi suggerisce che specchiandosi a quell’ora compare la faccia del diavolo.
A qualsiasi ora io rientri a casa, la sera, controllo l’orologio prima di andare in bagno.
Eccezione fatta per quando sono irrimedialmente ubriaca, che allora me ne fotto dell’ora che tanto, se decidesse di comparire, non lo distinguerei.
(“Mammamia”- avvicinandosi allo specchio biascicando e sgranando gli occhi – “c’ho il trucco che è un macello, guarda in che cazzo di condizioni mi son fatta vedere in giro..”)
Altro esempio è che il volume della radio della macchina non sta mai né su 13 né su 17, e anche se a guidare non sono io, e la macchina è di un altro, faccio attenzione a questo particolare e, nel caso, faccio spostare o una tacca sù o una tacca giù.
Il surplus sta nel considerare solo i numeri dispari.
Per cui (per non farlo stare a 13) o 11 o 15.
Una cagata, mi rendo conto.  

Beh, questa non posso non dirla.
Da bambina avevo il poster di Bad di Michael Jackson appeso in camera e ogni sera prima di andare a dormire gli davo un bacetto.
Rabbrividiamo.  

Lo so, sono molte più di 8, (e il dramma è che me ne stan venendo di getto un milione di altre) ma non vi ammorbo oltre. 
Però, figo, questo giochino. 
Prendete e scrivetene tutti. (l’ho detto io che certe frequentazioni mi han fatto male..)

Being Fabio Volo

19 settembre, 2007
ehi, l’hai scritto tu?
è geniale.
ti prego, ti scongiuro, dammi l’occhèi per poterlo riportare sul mio blog (ovviamente ti cito)SerialLicker IDOLO SUBITO.
14/09/2007 11:43 Gingerina Manda una mail Indirizzo del blog

sì, è una mia creatura… e il mio io-esibizionista ti dà un milione di occhei per riportarlo. Grazie dei complimenti. Credo di poterti considerare il mio primo editore :p
14/09/2007 11:46 SerialLicker Manda una mail Indirizzo del blog

Caro Fabio,
ho deciso che posso darti del tu.
Sarebbe stupido scriverti una confidenza così personale, dandoti del lei.
Del resto, se ci pensi bene, è già abbastanza stupido scrivere una confidenza così personale proprio a te.
Ma ho pensato che passi le mattine in radio a ricevere mail di gente che ti chiede consigli, che ti racconta i suoi casini, che ti dice perfino di aver cambiato vita dopo aver letto i tuoi libri.
Io non li ho letti i tuoi libri.
Nemmeno uno.
Vorrei farlo, ma mi blocco quando un libro è troppo di moda.
Un giorno lo farò, comunque.
Se non altro per ringraziarti.
E di cosa, se non mi hai mai visto?
Di ascoltarmi, per esempio.
Perchè io questa confidenza la posso fare solo a te, perchè tu mi capirai e lo so già.
No, non chiamare uno psichiatra per me.
Ascoltami. E capirai.

Ecco la storia.
Io sono uno normale.
Cresciuto normale e un po’ solitario.
Hai presente quei ragazzini con gli occhiali spessi e i vestiti sempre fuori moda?
Quelli che non conoscono il nome dei gruppi rock e non sanno giocare bene a calcio?
Portiere, indovinato.
Ho iniziato perchè mi sceglievano per ultimo ai giardini.
E adesso mi piace.
Cioè mi piaceva.
Non gioco più, ormai.
O forse me lo sono fatto piacere per forza, o per inghiottire meglio lo sciroppo amaro, come fanno i diabetici con il caffè alla saccarina.
Forse ho fatto lo stesso con il lavoro.
Ho un lavoro, sono cresciuto.
Faccio calcoli, per lavoro.
Roba di soldi, di contabilità.
Ho rapporti formali.
Metto la cravatta.
Stringo fino all’ultimo bottone il colletto della camicia.
Dico buongiorno e do del lei a tutti, annuendo con cortesia e serietà di fronte alle richieste dei clienti.
Ma io sono uno sensibile.
Io non credo di starci bene con la cravatta.
Io sono un buon amico.
Uno che ascolta, non giudica e dà consigli semplici semplici, che non cambiano la vita, la accompagnano.
Ascolto e mi sembra di capire che cosa vogliono davvero gli altri.
Allora, con dolcezza, li prendo per mano fino all’imbocco della strada giusta.
E’ bello, è appagante.
Ma a volte è insostenibile.
Hai idea, Fabio, di quante volte io mi sia innamorato di donne che, a me, chiedevano soltanto un secondo di consolazione per il loro amore perduto e disperato?
Mille, forse duemila.
Anche due, tre per volta.
E io m’innamoravo.
Ma non sono mai stato capace di prenderle per mano e guidarle verso di me, Fabio.
Forse è colpa degli occhiali.
Li ho ancora, dentro, anche se porto le lenti a contatto.
Forse è l’aspetto da bambino fuori moda, che mi sento sempre un po’ addosso.
Anche con i jeans di Calvin Klein e la camicia della Ralph.
Saranno i pochi capelli riccioloidi che mi sono rimasti.
Sempre di meno.
Si suicidano sul cuscino, una notte dopo l’altra, come i ragazzini giapponesi che si danno appuntamento su internet per ammazzarsi insieme.
Saranno le guanciotte a culo bolso, che nascondo sempre più spesso dietro la barba incolta.
E gli occhi piccoli.
Chiari, dolci, ma piccoli.
Impossibili da notare se non a mezzo metro di distanza.
Spalle, non pervenute.
Petto da anatroccolo che ha dimenticato a casa i muscoli.
La pancetta, ovviamente.
La pinguedine del commercialista superimpegnato.
E ogni tanto la palestra per contrastare il degrado.
Ce l’ho anche piccolo.
Lui, voglio dire.
Hai capito, no?
Se fossimo in radio, in diretta, ti sentirei gridare “Eh che vita di meeeerda”, con quattro “e” aperte alla bresciana, tanto per tirarmi su di morale.
Ma non siamo in radio.
E’ un fottuto monologo, il mio.
E non è nemmeno sicuro che tu un giorno lo legga.
E il mio morale adesso è buono, ma precario.
Sì, perchè qualcosa è cambiato, ultimamente.
Da un annetto, diciamo.
Mi ricordo ancora quando è successo.
A un happy hour, in uno di questi bar di Buenos Aires.
Bevevo cubano, un mojito, anche se il locale era messicano.
E c’erano le pizzette e la pasta fredda.
Mi piacciono gli happy hour.
E ‘fanculo la pancetta che cresce.
Stavo mangiando e bevendo, da solo al bancone.
Aspettavo amici in ritardo galattico.
E si avvicina questa ragazza.
Più giovane di me, a occhio e croce.
“Lo fanno bene il mojito? Sono stata a Cuba e non ne trovo mai uno buono”.
“Anche io, anche io sono stato a Cuba” ho sorriso con entusiasmo, ricordandomi una di quelle vacanze belle davvero.
Bella anche se non avevo scopato nemmeno lì, beninteso.
Nemmeno a Cuba dove perfino i più brutti si sposano una mulatta splendida, io ho combinato qualcosa.

Comunque abbiamo parlato di Cuba e del Che e poi di politica e non so di che cazzo d’altro per un sacco di tempo.
Poi siamo usciti dal bar.
E abbiamo camminato un po’ per Buenos Aires e dintorni, sbirciando vetrine e prendendo per il culo gli stilisti ubriachi che disegnavano quelle robe lì.
Poi lei doveva prendere la metro.
E invece io le ho offerto un passaggio in macchina.
E l’ho portata a casa.
E ho sorriso, timido.
E prima di scendere mi ha baciato.
Sulle labbra.
E mi ha detto chiamami, lasciando un bigliettino.
E io l’ho chiamata mezz’ora dopo.
E ci siamo rivisti presto.
E abbiamo fatto l’amore.
E più che fare l’amore mi ricordo le mattine insieme.
Lei a casa mia, o io a casa sua.
La sveglia in un’altra stanza.
La luce del sole che buca la finestra.
Il calduccio del mio corpo sulla sua pelle fresca, appena sveglia.
Io che vado a fare il caffè.
Lei, a letto, che mi aspetta e quando torno mi ringrazia con un bacio.
E con il tenero contatto della sua pelle.
Lei.
Per me.
Quello che dici sempre tu in radio, no?
Quell’attimo fuggente che ti piace tanto…
Non ha funzionato.
E’ stato bello, ma breve.
E lasciarci non è stato doloroso.
Ci sentiamo ancora, ogni tanto, una mail, un saluto nel messenger.
Ma la cosa strana è che è successo di nuovo.
Altre ragazze si avvicinavano a me.
E io sentivo il coraggio di avvicinarne altre.
E abbiamo fatto l’amore.
E abbiamo vissuto bei momenti.
E quando capitava che piangessero, ero io l’amore disperato e maledetto, e non spettava a me consolarle.
Capisci?
Cercavano ME.
Guardavano ME.
Non ero quello da cui andare “dopo”, quando il cuore esplodeva di gioia o la ferita bruciava di dolore.
Ero diventato attraente.
Un uomo di cui innamorarsi.
Almeno per un pochino.
Io non lo avevo capito perchè fosse successo.
Non sapevo perchè il mio io-con-gli-occhiali improvvisamente brillasse di un’aura speciale, come quella vecchia pubblicità anti-Aids.
Poi, un giorno, l’illuminazione.
Ero al lavoro.
Un amico mi doveva presentare un potenziale cliente.
Un bergamasco.
Costruttore, ovviamente.
Ci vediamo in un bar.
Entriamo e questo tipo grasso con gli occhiali, capello bianco e giacca slacciata fuori moda, si mette a urlare come un matto.
O forse è solo la parlata bergamasca che suona sempre incazzata.
Comunque mi vede, molla una pacca da una tonnellata sulla spalla del mio amico e quasi lo insulta: “Uè, mi avevi promesso uno che fa bene i conti e mi porti un casso di sosia del Fabiovelo, chel de Brescia”.
Fu un fulmine sulla mia testa.
E non perchè avrei dovuto convincerlo di non essere affatto bresciano, un difetto insormontabile per uno di Bergamo.
Cercai uno specchio, sulle pareti del bar, di quelli che tanto ci sono sempre, dietro i ripiani dei liquori.
Niente.
Fotografai con la mente la mia immagine: capello rado, o rasato o appena ricciolo, barba incolta e un po’ disordinata, oppure pizzetto, bocca né piccola né grande, solo nascosta, occhi con troppe palpebre, la fronte alta, il sorriso quasi sempre e la faccia che, quando è triste sembra quella di un bambino triste, perfino le basette lasciate lunghe quando tengo il pizzetto… Fabio Volo.
Cazzo.
Gli somiglio.
Ti somiglio.
Cioè, secondo me non ti somiglio.
Non potrei mai farti da sosia in un film.
Ma ti ricordo.
Ho delle cose che hai anche tu.
Forse anche il coso piccolo.
Cazzo Fabio, ho pensato ai tuoi film, ai tuoi libri, alla radio, alle trasmissioni in tivù, al fatto che un anno fa sei stato il personaggio maschile più cercato su Yahoo.
Cazzo Fabio, vuoi vedere che…
A quel cliente non sono riuscito a pensare.
E infatti non mi ha voluto, forse perchè non si toglieva dalla testa che somigliavo a un bresciano.
Beh, neanche io.
Pensavo solo alla sera.
Avevo un appuntamento con una ragazza, con cui stavo da un mese.
Cena sushi, dvd a casa mia e poi lei sarebbe rimasta a dormire.
Ho pazientato, aspettando il momento giusto, con calma ed ansia insieme.
Poi, la mattina, dopo che aveva appoggiato sul comodino la tazzina di caffè che le avevo portato, l’ho abbracciata.
“Sto pensando a chi somigli…” le ho detto, guardandola, tanto per introdurre l’argomento.
“Io so a chi somigli tu” mi ha risposto.
Un attacco di tachicardia quasi mi fulmina. “Oddio, a chi?”
“A Fabio Volo. Non te l’hanno mai detto?”
“No” mentii. “Ed è un bene?”
“Cretino, certo che va bene. Lui è un figo, ho letto tutti i suoi libri. E ricordo che quando ti ho visto la prima volta…”
“Hai pensato che avessi letto i suoi libri?”
“No, ho sperato che ti avvicinassi a me perchè mi ricordavi lui. Io lo adoro”
Hai capito Fabio?
Forse dipende tutto da te.
Cioè, non tutto.
Giuro che io sono lo stesso.
Sono quello sensibile, gentile, simpatico, il buon amico, l’orsacchiotto di peluche.
Però adesso le ragazze mi vedono anche in un altro modo.
A loro piaccio.
A prima vista, capisci?
Perchè a loro ricordo te.
A prima vista.
Mi siedo, e loro mi guardano.
E non è per gli occhiali spessi.
O per i vestiti sbagliati.
Perchè “guarda quello che carino, sembra Fabio Volo”.
Fabio, io non voglio dire che sei un cesso.
Ma neanche io lo sono.
Solo che se ne sono accorte adesso, grazie a te.
Sono di moda.
Sono sensibile e poetico prima perchè somiglio a uno sensibile e poetico.
E poi, casualmente, forse, lo sono davvero.
Ma non se ne accorgerebbero mai, senza di te.
Cazzo Fabio, questa non è una lettera.
Questa è una supplica.
Potresti restare famoso?
Potresti continuare a scrivere libri che piacciono alle ragazze sognatrici?
Potresti continuare a leggere poesie alla radio?
Potresti apparire in tivù con altre cose originali?
Potresti?
Potresti?
Ti prego, Fabio.
Io non li voglio rimettere gli occhiali.
Io non voglio sparire.
Voglio sentire la pelle delle ragazze la mattina di domenica nel mio letto.
Voglio preparare loro il caffè.
Voglio strappare loro i vestiti e poi un sorriso e una risata.
Voglio che non si accorgano che ce l’ho piccolo.
Al tuo non ci fanno caso, vero?
Voglio continuare ad essere me stesso.
Ma posso esserlo solo attraverso te.
Ti prego, non mollarmi.
Il tuo amico

ps: metteresti un pezzo di ben harper?

Spot-tacolare

18 settembre, 2007

Dose letale

17 settembre, 2007

Chiesa.
Domenica.
Sì.
Avete letto bene.
Un’altra volta.
La terza in pochi mesi.
50esimo anniversario di matrimonio dei miei nonni materni.
Beh, certo che ero prefettamente consapevole di stare imprudentemente abusando del mio sistema immunitario, non sono così sprovveduta, cosa credete.
Ma ho dovuto presenziare.
Non potevo mica presentarmi solo a sbafare il pranzo e poi grazie e arrivederci.
Capirete che non sarebbe stato carino.
Indi, ho rischiato.

Ora, però, l’orticaria è ormai ingestibile e comincio a perdere ciocche di capelli così, a manate piene, credo per via dell’eccessiva esposizione.
Che io l’ho trattenuto il respiro, per tutto il tempo.
E non ho ascoltato nemmeno una parola, giuro.
Ma evidentemente non è bastato.

Sappiate che vi ho voluto bene.

Conquistata da uno schiacciamosche

14 settembre, 2007

Presa di coscienza

13 settembre, 2007

Fuori la luce era ancora blu notte, quando mi sono svegliata, di botto.
Occhi a palla, corpo invaso da vampate di calore, tachicardia pericolosamente accentuata.
Lo schermo della tv lampeggiava silenzioso sul soffitto bianco.
Liberata dall’abbraccio soffocante del piumino, ho ripreso piano il ritmo di un respiro mozzato su quell’immagine angosciosa.
Oddio, l’avevo sognato di nuovo.
Il terrificante esame di matura.
Il panico nell’accorgersi di avere la mente vuota e le mani sudate.
Stavolta però l’incubo aveva un che di diverso che rendeva il tutto, se possibile, ancor più inquietante.
Il presidente della commissione era un incravattato
Chicco Sfondrini.
Devo smetterla di abusare di Youtube.
Devo smetterla di sciropparmi “Amici” a tutte le ore. 

Ah, per la cronaca, il bastardo occhialuto mi bocciava.

Non c’è il due senza il tre

6 settembre, 2007

Ieri, Sabani.
Oggi, Pavarotti.

Boh, speriamo almeno che domani tocchi a Prodi.

Test… Che mania!

5 settembre, 2007

Lasciate ogni speranza Voi ch’entrate… 

01- CHE ORA È?
Mancano 18,5 ore lavorative al prossimo weekend. (minchia*)
02- NOME?

Sara
03- COMPLEANNO:
Ogni 23 di Agosto, finchè morte non ci separi.
04- SEGNO ZODIACALE:
Cuspide: Leone, con una (nemmeno lieve) spruzzatina dei peggiori difetti della Vergine.
05- TATUAGGI:
Due, il terzo arriva (sicuramente) prima della fine dell’anno.     
06- PIERCING:
Uno, ormai pallido ricordo, risucchiato negli anni dall’adipe in esubero sul punto vita.
07- SEI INNAMORATO/A?: 
m-mh (fa sù e giù con la testa)
08- TI PIACI INTERIORMENTE? 
A giorni alterni.
09- HAI GIA’ AMATO AL PUNTO DI PIANGERE PER QUALCUNO?
Hai voglia.
La prima volta avevo 8 anni, lui si chiamava Michael e io andavo letteralmente in brodo di giuggiole per quei suoi ricciolini neri effetto bagnato, il suo naso a patatina, i calzini bianchi, (lo dicevo sempre che quei pantaloni erano troppo corti) ..e poi quei suoi guanti luccicosi e quel ballo strano e ipnotico all’indietro…
Ahh.. (guarda verso l’alto con espressione sognante)
Peccato che poi gli alieni abbiano preso possesso del suo povero corpo.
Riposi in pace.
Ora mi è passata, ma non vi dico i lacrimoni.
10- HAI MAI FATTO UN INCIDENTE CON LA MACCHINA?
Si.
Ho investito una signora, povera.
In pieno proprio.
E sulle strisce pedonali. (50 punti)
Tranquilli, tranquilli, è viva.
Cioè, almeno credo lo sia ancora.
Voglio dire, all’epoca è sopravvissuta all’impatto, ecco.
Ha perso le scarpe, gli occhiali e le borse della spesa, ma la vita no.
Poi non so, mai più vista.
11- HAI MAI AVUTO UNA FRATTURA?
Scuola elementare.
Ricreazione di un non identificato giorno di primavera dell’anno 1985.
Mignolo della mano destra.
Mi sono inventata provetto portiere di una squadretta di calcio, ovviamente con pessimi risultati.
(E da allora, traumatizzata, non avrebbe mai più avuto un futuro in alcuno sport.)
12- PEPSI O COCA-COLA?
Coca-cola, rigorosamente sgasata e preferibilmente post sbornia.
13- WHISKY O VODKA ?
Se bevo un qualsiasi superalcolico (sì, anche solo uno) poi non mi ricordo più nulla, da lì al giorno dopo. (evitate commenti spiacevoli, grazie)
Figuriamoci il sapore per poter optare una scelta ragionata.
Vada quindi per la sempreterna birra, di tutti i colori.
14- TI FIDI DEI TUOI AMICI?

15- COLORE PREFERITO PER L’INTIMO?
Per donne: Nero, per l’inverno.
Bianco e colori pastello per l’estate.
Per uomini: in qualsiasi stagione (e in ogni caso) boxerino scherzoso con disegnini colorati.
Non c’è niente di meglio di un po’ di sana autoironia (in ogni caso).
16- NUMERO PREFERITO:
8, rotondo, cicciotto, paffuto.
Come me.
17- TIPO DI MUSICA PREFERITA: rock e country, a pari merito.
18- DOCCIA O BAGNO? Bagno caldo d’inverno, doccia fresca d’estate.
19- COSA ODI? Prenderla ripetutamente nel culo senza vaselina (sono o non sono un poeta?)
(ovviamente parlo in senso figurato. Cioè.. non che in senso materiale….Dunque, voglio dire…mm.mi sto incartando.Andiamo oltre)
20- COME TI VEDI NEL FUTURO?
Con le tette a tramezzino e ridotta alla soglia della depressione da figli debosciati e irriconoscenti.
21- DA CHI HAI RICEVUTO QUESTO TEST ? 
Dal Dampos, che crede che abbia bisogno di “muovere il neurone”, crede. Tsè.
(la prossima volta, per muovermi il neurone, prova con qualche nudo esplicito di Brad Pitt.
Sai che guizzi di produttività fantasiosa, poi)
(ride)
22- QUALE DEI TUOI AMICI VIVE PIU’ LONTANO?
Angela, Bisceglie, secondo GoogleMaps 904 km (*)
23- COSA APPREZZI DI PIU’ IN UN AMICO ? 
La sua mano silenziosa sulla mia spalla dolorante.
24- CHI E’ IL PIÙ LENTO?
De che?
25- COSA CAMBIERESTI NELLA TUA VITA?
Senza ombra di dubbio il conto in banca.
26- SEI FELICE? 
In questo momento preciso?
Facciamo da uno a dieci?
Mmm. (pensa)
Cinque.
27- PROVERBIO PREFERITO? 
“I buoi sono lenti ma la terra è paziente”
28- LIBRO PREFERITO?
Oceano Mare, A. Baricco.
29- DI COSA HAI PAURA?
Sono terrorizzata dal dolore fisico.
30- LA PRIMA COSA A CUI PENSI QUANDO TI SVEGLI? 
Infrasettimanalmente regna quasi sovrana la dicitura: “Che due coglioni”, variabile molto spesso nel fatto che la parola “due” della frase può venir omessa, senza motivi particolarmente giustificabili.
Il sabato e la domenica solitamente penso a cose sconnesse per le prime 3, 4 ore di veglia, per cui non saprei delinearvi un concetto con precisione.
31- IL TUO FILM PREFERITO:
Vento di Passioni, così, ad istinto.
Ma da cinefila quale sono potrei nominarne decine e decine di pari merito.
32- SE POTESSI ESSERE QUALCUN ALTRO CHI SARESTI?
Keira Knightley, per un giorno.
Mh, facciamo un mese dai.
33- COSA C’È APPESO AL MURO DELLA TUA CAMERA?
Appeso nulla, dietro alla testata del letto però c’è un murales grande tutta la parete, con la dea bendata di “And justice for all” dei Metallica.
Ed ora, in silenzio, preghiamo insieme.
34- COSA C’E SOTTO IL TUO LETTO?
Probabilmente quei 7 calzini orfani che non riesco a riaccoppiare con quelli che ogni tanto sbucano fuori dalla lavatrice
magicamente da soli.
35- DOVE TI PIACEREBBE ANDARE?
Fino a qualche tempo fa avrei detto per certo nella casa del Grande Fratello, ma ora come ora preferirei fare il giro del mondo in moto, tipo Ewan McGregor.
Tre mesi ogni giorno in un pezzo di terra diversa, al posto di tre mesi inscatolata in un 40 metriquadri di cartongesso.
Se non altro, credo di aver fatto passi da gigante, in quanto ad aspirazioni.
36- CHI NON RISPONDERÀ DI SICURO?
Kamasutra, che oramai latita da fin troppo tempo… (che sia la scusa buona per riapparire?!)
37- E CHI SEI SICURO RISPONDERÀ?
Gg (non deludermi, eh?)
38- DI CHI VORRESTI LEGGERE LA RISPOSTA?
Del Tatanka (si, si tu.. tanto che non c’hai voglia di lavorare me l’hai detto in tutti i modi in questi giorni… nei commenti o via mail, uguale. Dai dai dai)
39- PROFUMO PREFERITO?
Quello del balsamo sui capelli del piccolo T., in assoluto su tutto.
40- SPORT PREFERITO?
Divano e telecomando.
A pari con il Motogp, che spesso posso conciliare con il mio sport preferito (divano e telecomando). 
41- TIMIDO O ESTROVERSO? Estroversa, pure troppo.
42- MARE O MONTAGNA? Mare
43- HAI PAURA DELLA MORTE? 
Embè.
(soprattutto d’inverno, dove il rischio da “pelo incolto” è praticamente sicuro.sai che figura di merda)
44- A CHE ORA VAI A LETTO DI SOLITO?
Sempre troppo tardi rispetto all’ora della sveglia del mattino successivo.
45- COSA VUOI DIRE ALLA GENTE CHE LEGGERÀ QUESTO TEST ?
Scappate finchè siete in tempo.
Inventatevi lavori improcrastinabili che vi impediscano di cincischiare in rete.
Fingetevi morti.
Alla peggio, chiudete il blog. 
E che la fortuna sia dalla vostra parte. 
Kama, gg, Tatanka: all’opera!

Sìlovoglio

4 settembre, 2007