Archive for gennaio 2007

Di denaro e di mani bucate

31 gennaio, 2007

Conversazioni talamiche

29 gennaio, 2007

 

Esperimenti con lo scanner

25 gennaio, 2007

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(Elefantentreffen, Piccolo T. e Gingerina)

Elefantentreffen 2006

23 gennaio, 2007

31/01/2006

Dal momento che ho scoperto che l’amore può tutto, ho capito il motivo per il quale mi sono lasciata convincere così facilmente, e, venerdì, rubato un giorno di ferie, mi sono fatta trascinare al motoraduno invernale più grande, famoso e notoriamente gelido d’Europa, con 50 anni tondi tondi di storia alle sue spalle.
“Elefantentreffen”.
Qualche manciata di chilometri a nord di Passau, in Germania.
Beh.. no, non sono matta del tutto.
Il patto era ben chiaro.
Sì, certo, sarei andata.
Avrei accettato di dormire a meno 18 in un campeggio sepolto dalla neve.Avrei accettato di riempirmi di scaldini al silicio in ogni angolo pensabile e tentato di scongelare il sangue a suon di abbondanti sorsate di tè con il rum, senza lamentarmi ogni 4 secondi netti.
Avrei pure accettato di perdere completamente l’uso delle falangi della mano destra, se avessi azzardato a togliere il guanto monodito per dare qualche boccata a una confortante Lucky Strike.
Ma più di 1100 (leggasi MILLEeCENTO) km in moto, fra andata e ritorno, magari sotto alla neve di un tragitto disgraziato, con il rischio di diventare pasto per l’asfalto.. no.
Quello proprio no.
Allora, d’accordo.
Considerato che gli anni che hanno visto il mio ometto centauro in quest’esperienza non si contano nemmeno più e considerato che per l’occasione dell’anniversario aveva meticolosamente preparato un prototipo di moto adatto a serpeggiare agilmente proprio su terreni innevati, ecco i famigerati due piccioni con una fava:
Furgone + moto nella sua pancia = io avrei potuto contare di conservare i piedi tiepidi perlomeno durante il viaggio, lui avrebbe potuto buttare un occhio ogni tanto sullo specchietto retrovisore e illuminarsi nel vedere il suo giocattolo, pronto a sbizzarrirsi.
Decisione presa.
Ritrovo ore 8 dal fedele “Turri” a S. Andrea e poi partenza.
Sorvolando, inaspettatamente noncurante, sulla taglia del sottotuta in neoprene, comprato astutamente il giorno prima, e compreso – assai più scaltramente – solo poco prima di indossarlo, che la dicitura XS sulla confezione corrispondeva in realtà a un XL di tessuto reale, che nemmeno in tre di noi altri saremmo riusciti a riempirlo tutto, direi che l’inizio stava promettendo molto bene.
(Un evento simile solo qualche tempo fa sarebbe stato motivo di sprezzo e di odio verso il commesso stordito, la sua povera mamma e l’intero organigramma aziendale che aveva sicuramente contribuito in qualche modo a permettere al suddetto commesso stordito di incappare in un simile, imperdonabile errore).
Ma comunque.
Buona compagnia e sottotuta degnamente rimpiazzato da un pigiamino blu sbiadito stile “Ralphsupermaxieroe” rubato dal fondo di un armadio dimenticato, su suggerimento di chi i metodi per sopperire al freddo sembra conoscerli tutti.
Qualche minuto di attesa per convogliare l’attenzione della massa, appuntamento deciso per l’ultimo autogrill in Italia, per qualche litro di carburante e il tagliandino per l’Austria, poi..
Fertig…LOS!!
Già prima di Gemona la neve ha creduto di minacciarci con il suo fioccare meschino, ma la speranza di tutti è stata incredibilmente abile a richiamare l’attenzione del Sole che, prima timidamente e poi, da Salisburgo in avanti, in tutto il suo splendore, ci ha accompagnati luminoso per tutta la durata della nostra permanenza, contribuendo a rendere il raduno ancora più suggestivo.
Spero che perlomeno qualcuna delle -quasi 60- foto scattate riesca a far onore all’idea di quel paesaggio mistico scolpito nel ghiaccio, perché al momento non credo sarei in grado di descrivertelo a parole.
Immagina.
La gente.
Più di 5.000 anime.
Di ogni tipo immaginabile, dal vikingo con i capelli lunghi impiastricciati di fango e ricoperto di pelli, stile Braveheart, alla famiglia a passeggio con la figlioletta infagottata in tutina da sci rosa e Moonboot bianco panna.
Dallo scozzese in kilt, all’indiano d’America.
E poi, a raggio pieno, ogni età e ordine sociale, dall’avvocato con Rayban e doposci in pelo dorato piangente, al mezzo beone arrivato per puro colpo di fortuna da chissà quale paesino dell’est, in sella al suo Tomos scardinato, con il fiaschettino di latta nel taschino della giacca verde militare, sdrucita e chiazzata di sporco.
Immagina.
Le stradine.
Abbracciate da muri di neve a imitare un paesino a misura d’uomo con tanto di casette scavate nel ghiaccio, stile igloo, complete di suppellettili per sostenere le fornitissime scorte di superalcoolici e la legna per la notte, che spintona gelida le spalle del Sole.
Immaginalo, questo Sole.
Pieno, carezzevole, scintillante su ogni minimo cristallo di neve presente.
A brillantinare la superficie di ogni cosa.
A spruzzare d’argento vivo la cupola delle tende variopinte e i viottoli scivolosi.
A illuminare il sorriso dell’insieme festoso.
Immagina.
Il calare della luce accompagnato da un continuo, festoso, scoppiettio di fuochi d’artificio colorati, a tingere le distese di neve fresca, soffice come nei sogni.
Ora di rosso, ora di verde.
Immagina.
Lo sfilare silenzioso, raggelante più del clima, di fiaccole imbracciate nel ricordo dei caduti.
E poi la visuale, dall’alto del chiosco vociferante, di un percorso appena percettibile, che riconduce alla tana, disseminato di falò e di cerchi umani tutt’intorno.
Il mescolio di parlate tedesche, inglesi e di qualche dialetto misto, figlio di un incoraggiante goccio di alcool e dell’intento di farsi capire.
La miscela di odori, dal legno bruciato che ti fa lacrimare gli occhi, alla fragranza delle carni alla griglia che ti fa reclamare lo stomaco.
Dal gas di scarico dello sfogo dei motori, all’effluvio del rum diluito nei tazzoni di tè rovente.
Dall’aria che, polare, ti pungola le narici con il suo odore di neve, a quella combinazione di aromi, come il sesamo e l’erba cipollina, immancabili in una sana dieta germanica.
Shakera tutto assieme e amplifica questo cocktail alla n+1.
Strabiliante.
All’attivo, un’inattesa sensazione di benessere, che non avrei davvero creduto probabile e che mi porta ad archiviare questa mia esperienza certamente come una fra le più singolari e gradite.
Al passivo, qualche livido.
Causato dai diversi tripli voli carpiati (che devo dire però miglioravano sensibilmente di stile, uno dopo l’altro), esibiti sui lastroni di ghiaccio diabolico, nascosti lì, dietro a quell’angolo in ombra, che mi hanno vista vittima di indelicati ridolini e occhiate, tra il divertito e il compassionevole.
La bilancia pende senza ombra di dubbio dal lato buono.
So per certo che i lividi sbiadiranno presto, i ricordi no.

 

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Ho copincollato questa mia mail, spedita ad un Amico lo scorso anno, per semplificarmi il compito di spiegarvi di cosa si andrà a discutere, stasera, in bar con gli altri.
Edizione 2007, partenza prevista per venerdì, entusiasmo crescente.
Con tutta probabilità, pur avendo preso ferie, alla fine ho concluso che rimarrò in suolo italico ad aspettare il ritorno del mio piccolo T.
Da un lato perché quest’anno reindossa i panni del centauro controcazzuto, per cui io potrei al limite seguire l’itinerario in camper con i meno temerari.

Dall’altro perché mi dico che un anno “a scrocco” ci sta pure, ma poi che razza di motoradunista sarei?

Da oggi sono così

18 gennaio, 2007
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Beh.. dai, non esattamente.
No, non posso dire di avere quei suoi occhioni trasparenti, quello sguardo ceruleo innocente, da eterna ragazzina.
Andiamo parecchio lontani anche da quel sorriso smagliante e perfetto e da quei lineamenti morbidi e levigati, di quel viso sbarazzino incorniciato d’oro.
Nulla di che spartire nemmeno con quelle sue sembianze celesti, di angelo senz’ali.
Nessuna traccia di quel vitino da vespa.
Conto in banca non ne parliamo nemmeno.
Ora comincio a capire perché quando ieri sera, entrata da Jean Louis David, brandendo una foto di Meg Ryan ed esprimendo la volontà di diventare come lei, la tizia munita di phon mi abbia guardato un po’ stranita.

Boh, insomma, il taglio comunque è quello.

 

 

Il tizio della caramella

16 gennaio, 2007

Conversazioni casalinghe

10 gennaio, 2007

Shopping antidepressivo

5 gennaio, 2007

Non che io sia depressa, eh?, plachiamo gli allarmismi.
Ma non mi si può contestare quell’innegabile, strana, benefica scarcerazione di endorfine che, in ogni caso, ti fa sentire meglio quando sperperi un po’ di denaro.
Quell’effetto genuino che ti sale sulla pelle e che ti accarezza, quando ti  prendi una pausa, estraniandoti da tutto, adocchiando i potenziali acquisti con calma solenne, dedicandoti esclusivamente ai tuoi sfizi.
Non contiamo poi se il denaro che spendi non è il tuo.
Qui conquistiamo l’apice degli apici.
Sì perché, se è questo il caso, allora diventa pure inevitabile decollare verso acquisti improbabili, quando addirittura inutili, concedendosi, per esempio costosissimi post-it a fiori color pastello, o fosforescenti a forma di fumetto, o di freccia, o di foglia.
(fantastici)
Per non parlare di quei deliziosi (e costosissimi) mini-evidenziatori, delle mirabilanti (e costosissime) penne colorate dalla punta a sfera e con l’inchiostro liquido che ondeggia colorato nel corpo trasparente dell’impugnatura, delle cartelline arancioni, gialle e blu, del temperamatite con serbatoio a forma di mappa mondo, del topolino correttore verde fluo.
Insomma, ora devo solo trovare il modo di giustificare al capo un incremento di cancelleria per € 238,80.
Ma credo che ci penserò lunedi.
Per il momento, continuo ad assaporarmi il momento godereccio, scribacchiando il mio nome all’infinito, adesso con questo pennarello, adesso con quello, per testare, a occhio nudo, le magnificenze del Sig. Lyreco.
 

Tutto al solito

3 gennaio, 2007