Archive for aprile 2006

Dentisti & Co.

26 aprile, 2006

Lunedi, ore 18: appuntamento per il temuto controllo periodico dal dentista. 
Con un’espressione in volto direi non direttamente proporzionale al sollievo da conclusione di giornata lavorativa, mi infilo in macchina e raggiungo quell’ambulatorio asettico con l’insofferenza tipica che ci riporta tutti a essere di nuovo un po’ i bambini capricciosi che “io, uffa, dal dentista non ci voglio andare”.  
Comunque, solo perchè ormai sono alla soglia dei trenta (che cazzo dico, ne ho appena 28), mi trattengo per buonsenso dal far riaffiorare la bambina cocciuta che c’è in me e mi ripeto nonnescamente che è per il mio bene e che tra poco sarò a casa a gratificarmi ingozzandomi di Marshmallows. 
Suono il campanello e la porta si apre all’istante. 
Subito un sottile odore di anestetico e un ronzio di sottofondo leggero, quanto molesto, mi accoglie nella sala d’aspetto. 
Mi levo il cappotto e mi affretto a porgere un silenzioso cenno di capo a quelle due o tre persone che sollevano il naso dal gossip ammazzatempo del momento, disturbate dal mio arrivo o forse solo incuriosite da chi – come loro – entra a convivere lo stesso strappo di destino. 
Dopodichè mi scelgo una sedia e mi dedico a uno sfogliare fiacco di EVA 3000 (interessantissimo capolavoro dei rotocalchi moderni)
Sfoglia che ti sfoglia, solo modelle, attrici e donne dello spettacolo a vendere chiacchiere e squarci di corpi nudi. 
Mi annoio quasi subito e decido di trovarmi un’altra distrazione. 
Riappoggio la rivista sul tavolino basso di vetro e mi cade l’occhio su un particolare del tutto fuori luogo. 
Un cestino, in elegante vetro opaco orlato da un nastrino in metallo satinato, ricolmo di sfiziose caramelline multicolore. 
Caramelle = carie.  
Ce lo insegnano fin da bambini che se ne mangi troppe ti cadono i denti.  
Mi scappa un sorriso.
Buona l’idea di procacciarsi il lavoro fin da subito.  
Come se prima di intervenire per sanare una cirrosi epatica, ti offrissero un cicchetto di Jack per stemperare la tensione. 
Simpatico. 
E proprio mentre sono lì che sorrido dell’antitesi, arriva l’infermiera dagli zoccoli verdi che mi avvisa che è arrivato il mio turno e mi accorgo che non c’è davvero un cazzo da ridere.  
Risultato: 6 carie (sei) e una bella pulizia in programma. 
Tipo mi hanno dato appuntamenti fino al 2007. 

Non so se chiedervi di fare gli auguri a me o al mio portafoglio.

Sorrisi e sospiri

19 aprile, 2006

Stanca, anzi direi stanchissima, ma (paradossalmente) carica di un’energia raggiante.
Merito del mio weekend pasquale, magistrale nel coccolare i miei sensi e nel farmi assaporare sensazioni dolci e cioccolatose,(a momenti mi vien la carie al cuoricino)

Sospiro e proseguo.
Seppure le previsioni del tempo non preanunciassero nulla di buono, armati di una buona dose di ottimismo e di Sole proprio, domenica sul tardo pomeriggio, in compagnia di qualche temerario del gruppo e del comune desiderio di ritornare alle vecchie abitudini, caricati i pick-up di tutto il necessario, il mio piccolo T. ed io ci siamo diretti ai margini del boschetto, alla periferia della nostra piccola città, e abbiamo preparato l’accampamento che ci avrebbe accudito per un paio di giorni.
Un’umidità da subito palpabile, ci ha presto raggomitolato tutti attorno a un fuoco sfavillante e, aiutati, chi da giubbottoni imbottiti chi da qualche goccetto di amico alcool, abbiamo preso a raccontarci pensieri ed avventure, intiepidendoci di emozioni carezzevoli e genuine.
Il rito della preparazione della porchetta aveva avuto inizio qualche ora prima, ora dovevamo solo aspettare le 4 per dare il via al girarrosto, (e a quelle che sarebbero state poi le sue abbondanti 8 ore di tour de force per la cottura.)
Poco male.
L’atmosfera era così gradevole che avrei volentieri fermato il tempo e deciso di vivere quel momento ancora, ancora, e poi di nuovo ancora.
La musica rockeggiante, sparata a palla sui brani eccitanti e ballata al limite di fiato e di forze, e, con l’avanzare della notte, delicata e perfettamente abile a cullare i pensieri del tuo “io” a contatto con un mondo lontano mille miglia dalla frenesia di ogni giorno, spalleggiava la voglia di respirare a pieni polmoni quelle sensazioni miste all’odore del faggio ardente del nostro falò e ci accarezzava i sensi, dilatandoci le percezioni in quel nostro minuscolo angolo di universo, inghiottito dal blu di una notte speciale, costellata di occhi fraterni e lucenti.
Presto, la nostra straodinaria notte ci ha condotto verso uno straordinario giorno, inaspettatamente caldo e soleggiato, dono del generoso angelo del lunedì più famoso dell’anno, carico di volti amici, di risate e di svago al profumo di porchetta calda e cioccolata al latte.
Ho diversi flashback, decisamente carini, a farmi sperare che le foto, ancora imprigionate nei rullini, scattate a singhiozzo lungo tutta la durata del nostro campo, possano rendere onore al ricordo di un weekend davvero speciale.
Ricordo un momento, fra i tanti, con estrema precisione.
Subito prima che cedessi alla stanchezza e che scivolassi in un sonno breve, ricordo.
Ricordo la luce tenue delle bronze, silenziose, tinte di un arancione fluorescente, appena qualche spanna sopra al prelibato pranzo del lunedì, ravvivate, di tanto in tanto, dal fuochista del momento.
Ricordo, chi decideva di dedicarsi un attimo a quella notte, per conto suo, lei e lui, da soli, fumando una sigaretta e ovattandosi nel silenzio, davanti a quel fuoco magico, come ipnotizzato da quelle sue braccia di fiamme danzanti al cielo.
O chi, steso alla meno peggio, con il cappello da cow-boy sulla faccia e le braccia incrociate sul petto, cercava di recuperare qualche minuto di energia.
Ricordo.
Un cielo, contro ogni aspettativa, vagamente stellato e alcune nubi, nel loro debole viaggio, corpose ma spaiate, di un tono appena più chiaro del blu sbiadito di una notte ormai sul suo finire.
Ricordo il mio piccolo T.
Le sue ciocche di capelli fra le mie dita, nella ritmica adulazione delle mie mani a quello spettacolo.
Il suo viso, caldo di falò tremolante.
Il suo corpo, accovacciato accanto al mio, ridisegnato appena più indietro da un’ombra ballerina.
Ricordo.
Il desiderio, che sentivo impellente, di urlare al mondo intero quanto tutto questo fosse la risposta a quello che avevo sempre cercato.
Il desiderio, che sentivo impellente, di posare un bacio, di tanto in tanto, sul quel bellissimo viso, dalla pelle morbida e odorosa.
Il desiderio, che sentivo impellente, di sorridere e sospirare, al pensiero che ci vuole davvero poco per sentirsi in pace con il mondo se, stesa accanto a te, hai la persona che ami, come non credevi possibile amare, e che ti ama, come non credevi possibile essere amata.
Ricordo e continuo a sorridere.
E risento ancora quella canzone..

Hush my love now don’t you cry
Everything will be all right
Close your eyes and drift in dream
Rest in peaceful sleep
If there’s one thing I hope
I showed you
Hope I showed you
Just give love to all
Oh my love…
in my arms tight
Every day you give me life
As I drift off to your world
Will rest in peaceful sleep
I know there’s one thing that
you showed me
That you showed me
Just give love to all
Let’s give love to all
(‘Lulluby’ – CREED)

Ninna nanna a tutti.

1° post (o quasi)

14 aprile, 2006

Questo è solo un esperimento per vedere come si vede il mio (nuovo) blog. 
Se si vede. 

Per il resto, vedremo cosa nasce.
Se nascerà.