Treno 772, Trieste – Napoli.
L’ennesima domenica vissuta fra un conto alla rovescia e un sospiro.
La solita sera che cala inesorabile, il solito bagaglio che si riempie fiacco di vestiti (e di grappa), nel silenzio sgomento di un altro, ennesimo annunciato distacco.
Paperissima scorre senza che nessuno rida.
Il silenzio ci schiaccia.
Lo sfinimento ci ammutolisce.
Sono quasi le 10, è ora.
Una sigaretta fumata nel buio di una stazione deserta, con un freddo ostile che ci stringe nel vuoto.
Il solito torpido saluto, il solito “mandami un messaggino quando arrivi”.
Le solite luci del treno da dietro la curva, il solito fischio lontano.
Il solito borsone carico che monta in spalla, il solito sorriso agrodolce, i soliti occhi che parlano e che non dicono nulla di nuovo.
Il treno si ferma, si aprono le porte.
Sali tu, scende il dispiacere che mi accompagna alla macchina e che siede muto accanto a me, fino a casa, mentre vago silenziosa lasciando che questo nuovo ospite si sparga nei miei pensieri.
Il solito pugno all’anima poi arriva, puntuale e inaspettato insieme, quando entrando in casa vengo investita dal tuo profumo, che aleggia come se fossi ancora qui con me.
Vedo la tua felpa sul dorso di una sedia.
La indosso e ti respiro.
Vedo le nostre tazze sul tavolino, con i filtri freddi del tè a lato.
Carico la lavastoviglie, cancello i ricordi.
Poi, chiamo la tv a farmi compagnia e sprofondo sul divano.
Il letto è troppo grande e vuoto.
Domani è di nuovo lunedi.
La settimana sarà lunghissima.
E faccio sogni confusi, accartocciati su loro stessi, con la tv sempre accesa che gracchia qualcosa sottovoce tormentando il mio subconscio.
Ma è subito l’alba.
Fuori quasi certamente piove.
E il cielo è chiuso, nel gelo di questo inverno grigio che pare non finire mai.
Ma io vivo con la mente al venerdì.
Che si rischiara, quando vedo quel treno riaffacciarsi e il tuo sorriso venirmi ancora incontro.
Anche se la domenica è tiranna e ci aspetta ogni volta più vorace, dietro all’angolo.
E ci spinge presto, di nuovo, nell’inverno rigido dei nostri addii.
Ancora e ancora.
Riemergo e riaffondo.
Domenica dopo domenica.
Settimana dopo settimana.
Mese dopo mese.
Ma lentamente, l’inverno scioglie la sua morsa e ci riconduce a una vita a colori quasi dimenticata.
E arriva.
Il giorno in cui la luce fa capolino, da lontano.
E tiepida e generosa, colora le percezioni e si concede, ogni giorno un pochino di più.
Arriva il giorno, in cui il profumo degli alberi fioriti si mescola a un rinnovato entusiasmo.
In cui la speranza avvista la pace.
In cui il vento freddo cessa di soffiarci contro.
E l’odore di primavera esplode, dappertutto.
Nel naso, negli occhi, nel cuore.
Nei nostri nuovi baci, nel nostro nuovo presente, nelle nostre nuove promesse.
Domani tornerai finalmente a casa e, con quel borsone in spalla, ti vedrò venirmi incontro ancora.
Per l’ultima volta.
Finalmente, il Sole è tornato.
