Archivio per Aprile 2009

Fine di un inverno lunghissimo

23 Aprile, 2009

 

Treno 772, Trieste – Napoli.

L’ennesima domenica vissuta fra un conto alla rovescia e un sospiro.

La solita sera che cala inesorabile, il solito bagaglio che si riempie fiacco di vestiti (e di grappa), nel silenzio sgomento di un altro, ennesimo annunciato distacco.

Paperissima scorre senza che nessuno rida.

Il silenzio ci schiaccia.

Lo sfinimento ci ammutolisce.

Sono quasi le 10, è ora.


Una sigaretta fumata nel buio di una stazione deserta, con un freddo ostile che ci stringe nel vuoto.

Il solito torpido saluto, il solito “mandami un messaggino quando arrivi”.

Le solite luci del treno da dietro la curva, il solito fischio lontano.

Il solito borsone carico che monta in spalla, il solito sorriso agrodolce, i soliti occhi che parlano e che non dicono nulla di nuovo.

Il treno si ferma, si aprono le porte.

Sali tu, scende il dispiacere che mi accompagna alla macchina e che siede muto accanto a me, fino a casa, mentre vago silenziosa lasciando che questo nuovo ospite si sparga nei miei pensieri.

 

Il solito pugno all’anima poi arriva, puntuale e inaspettato insieme, quando entrando in casa vengo investita dal tuo profumo, che aleggia come se fossi ancora qui con me.

Vedo la tua felpa sul dorso di una sedia.

La indosso e ti respiro.

Vedo le nostre tazze sul tavolino, con i filtri freddi del tè a lato.

Carico la lavastoviglie, cancello i ricordi.

 

Poi, chiamo la tv a farmi compagnia e sprofondo sul divano.

 

Il letto è troppo grande e vuoto.

 

Domani è di nuovo lunedi.

 

La settimana sarà lunghissima.

 

E faccio sogni confusi, accartocciati su loro stessi, con la tv sempre accesa che gracchia qualcosa sottovoce tormentando il mio subconscio.

 

Ma è subito l’alba.

Fuori quasi certamente piove.

E il cielo è chiuso, nel gelo di questo inverno grigio che pare non finire mai.

 

Ma io vivo con la mente al venerdì.

Che si rischiara, quando vedo quel treno riaffacciarsi e il tuo sorriso venirmi ancora incontro.

 

Anche se la domenica è tiranna e ci aspetta ogni volta più vorace, dietro all’angolo.

E ci spinge presto, di nuovo, nell’inverno rigido dei nostri addii.

Ancora e ancora.

Riemergo e riaffondo.

Domenica dopo domenica.

Settimana dopo settimana.

Mese dopo mese.

 

 

Ma lentamente, l’inverno scioglie la sua morsa e ci riconduce a una vita a colori quasi dimenticata.

E arriva.

Il giorno in cui la luce fa capolino, da lontano.

E tiepida e generosa, colora le percezioni e si concede, ogni giorno un pochino di più.

 

Arriva il giorno, in cui il profumo degli alberi fioriti si mescola a un rinnovato entusiasmo.

In cui la speranza avvista la pace.

In cui il vento freddo cessa di soffiarci contro.

 

E l’odore di primavera esplode, dappertutto.

Nel naso, negli occhi, nel cuore.

Nei nostri nuovi baci, nel nostro nuovo presente, nelle nostre nuove promesse.

 

Domani tornerai finalmente a casa e, con quel borsone in spalla, ti vedrò venirmi incontro ancora.

Per l’ultima volta.

 

 

Finalmente, il Sole è tornato.

 

20 Aprile, 2009

 

-         “Amore, ti sei accorta che stai viaggiando con una gomma che ha solo tre bulloni?”

-         “Cosa vuol dire..”

-         “Come cosa vuol dire.. sul cerchione.. ce ne dovrebbero stare quattro.. tu nei hai perso uno.. vedi?”

-         “Ah, orpo.. vabbè.. vorrà dire che domani chiederò al mio capo di sistemarmi un attimo la cosa..”

-         “Sei matta? Quello lì ti sistema la cosa a suo favore e ti allenta pure gli altri tre.. lascia fare a me, valà, che forse è meglio..”

 

E’ quel “forse” che non mi ha ancora convinta del tutto.

 

Che figo il film sui pompieri.

14 Aprile, 2009

Ci svegliamo stropicciati dall’ennesima nottata balorda.

Ancora stesi a letto, ci giochiamo la colazione.

Vai tu, vado io, vai tu, vado io.

Vinco al gioco della pietà.

Va lui.

Io mi spalmo a stella sul lettone e godo dei preparativi che giungono flebili dalla cucina.

La moka che sbuffa, lo zapping su Sky, il timer del microonde che annuncia che il latte è caldo.

“E’ pronto, cicciona!”, urla l’ingrato.

Mi trascino cieca fino al divano, stropiccio un occhio mentre tuffo il mio wafer nel Nesquik.

“Cos’è?”, faccio indicando la tv con il mento.

“E’ appena cominciato, ‘Squadra 49’.. è un film sui pompieri..”

Decidiamo tacitamente di riprendere i sensi guardando distrattamente il pappone americano, prima tra un boccone e l’altro, poi stretti assieme da una copertina di pile.

Fuoco e fiamme.

Sirene al vento e poderose botte sulle spalle.

Visi caliginosi e sorrisi bianchissimi.

Medaglie all’onore e bottiglie di Bud a fine turno.


Che figo il film sui pompieri, il mio moroso è pompiere, il mio moroso è figo. (proprietà transitiva)

Solo che.


Solo che da metà film in poi i sorrisi diventano un po’ meno bianchi.

Le Bud meno frequenti.

Le botte sulle spalle non più di entusiasmo, ma di sostegno.

Visi non più caligginosi, ma ustionati.

Alte uniformi non più per medaglie al petto, ma per bare sulla spalla.

Non più discorsi al valore, ma frasi fra i singhiozzi del tipo “dille che l’ho amata dal primo istante e che l’amerò per sempre”.

‘somma.

Film mica così figo, in fondo.

10 Aprile, 2009

 

Però, potevano anche dirlo che i giudici andavano persuasi a suon di raffinate ‘orazioni’ ai loro personali microfoni di pelle.

Ci si sarebbe, eventualmente, organizzati.

 

(La 10, per esempio, l’ha data a tutti.

Quale altra ragionevole spiegazione?)

 

Ci avete ragione, ci avete.

8 Aprile, 2009


E’ solo che ogni tanto mi invento che non è periodo.
E il grave è che, quando io mi invento che non è periodo, mi ficco (attenzione: in completa autonomia) in una spirale autodistruttiva, dove gioie e sicurezze vanno rapidamente (e quasi sempre senza valido motivo) polverizzandosi, lasciando rapido posto a grigie e robuste regge dove dispiaceri, sconforti e ipocondria si ergono fieri, regnando sovrani sulle macerie dei miei colori.
..cazzo ho scritto?
Ah, effetto occhiale grigio.

Sì, perché può presentarmisi anche solo una (piccola) cosa che non và per il verso giusto, ma se mi becca nel periodo sbagliato, è capace di trascinarmi, lei sola, in uno stato di pericoloso stand by.
Pericoloso in quanto, da quella postazione, laggiù in fondo e con l’aggravante di essere scomodamente seduta sul grigiume di quel mio nebuloso stato d’animo, poi mi si dipinge tutto di grigio per davvero.
Anche le cose belle.
O meno brutte, diciamo (ariecco, lo vedete.. effetto occhiale grigio)
Ci possiamo aggiungere che più me ne sto lì seduta, più ovviamente aumenta il mio deficit di energie, di entusiasmo, di voglia di
Insomma una catena dagli anelli sempre più pesanti.
Che mi fanno diventare sempre più noiosa, sempre più fastidiosa, sempre più
(divento pure inconcludente, realizzo or ora)

Ma mi costringo a pensare a quest’inverno, che sta finalmente chiudendo i battenti alle sue spalle, al piccolo T. che sta per tornare a casa e a quel sottile odore che riconosco (appena, da lontano) di rigoglio e di rinascita.
Mi aggrappo ferocemente a questo e alla certezza che venerdi uscirà (ed entrerà istantaneamente in mio possesso) il cd di Valerio, per cui non vedo come il mio umore non possa che migliorare.
(se mi contraddite, siate consapevoli del fatto che potrei non aggiornare il blog per un altro mese; vedete voi)

Ma ora lasciatemi riordinare i pensieri buoni, valà, che torno prima che ve ne accorgiate.

***** 
Osservazioni:

Quando sono depressa, scrivo infilando un sacco di parentesi dappertutto.
Il che, francamente, è decisamente noioso, decisamente fastidioso, decisamente
Ma mi giustifico.
In fondo è come se la mia mente, parcheggiata là sotto, sul limite di quell’insondabile abisso, ammazzasse stancamente il suo tempo giocando a biotronic.
E, tutto di grigio, comprenderete anche voi, non è cosa facile.

(ho fatto una fatica a non metterci delle parentesi che non avete idea.)
(porc!)