Archivio per Novembre 2008

Fra amiche… (vol. 2)

28 Novembre, 2008

 

-        Buongiorno.

-        Macchè buongiorno e buongiorno.. dai racconta! Com’è andata??

-        Ma guarda.. da dio. Mi ci trovo come un pesce nell’acqua. E poi c’ha due occhi che mi bucano, quello. Era come se mi spogliasse lì, in pieno bar, davanti a tutti ..capisci? Abbiamo giocato di sguardi per più di un’ora.. mi ha completamente sciolta..

-        Mmm.. e dopo, e dopo?

-        Eh,  e dopo. E dopo, niente, dall’aperitivo siamo passati alla pizza per asporto.

-         Per… “asporto”?

-        Sì, siamo finiti a casa sua. Ma infondo me l’aspettavo, ero preparata.

-         Ma dai! Brutta porca, gliel’hai data!

-        No, no. Ho scelto consapevolmente di non lasciarmi andare. Di tenere un certo contegno. Infondo credo sia una cosa seria.. e non voglio che mi veda come quella facile che gliela dà la prima sera..

-         Complimenti, che autocontrollo!

-         Macchè, autocontrollo e autocontrollo. E’ da lunedi che non mi depilo le gambe apposta.

 

Andare a Roma e non vedere Roma.

24 Novembre, 2008

 

Come?

Facilissimo.

 

Per prima cosa accettate l’invito a cena di un vostro caro amico.

L’amico in questione deve invitarvi a cena la sera prima della partenza e deve necessariamente avere due figlie, sotto i tre anni, che hanno smaltito l’influenza intestinale da dieci minuti scarsi.

Ora, intervallate i bocconi di squisito risottino con porri, castagne e gorgonzola, a qualche generosa boccata di microbi che aleggiano indisturbati sull’allegra tavolata.

Sgollatevi generosi un buon vino rosso, non dimenticandovi di respirare bene a fondo prima di imboccarvi di nuovo.

Ascoltate divertiti la storiella del focolaio, inconsapevole quanto devastante, delle due deliziose microcomponenti della famiglia, che hanno contagiato, nell’ordine, genitori, nonni paterni, zii e cugini fino al 12° grado.

(sembrerebbe che, leccando il francobollo di una cartolina di auguri, il virus sia approdato anche oltreoceano)

Tornate poi a casa con la consapevolezza di avere pochissime ore di riposo a vostro credito, crollate in un sonno disturbato e risvegliatevi rintontiti e barcollanti.

Preparate uno zainetto alla meno peggio, sbandando pericolosamente per le stanze.

Fondamentale: attribuite tutto alla stanchezza.

Pigliate l’auto, correte in stazione, prendete il treno e fatevi 8 ore di viaggio in un microcosmo brulicante di influenze di ogni specie (la spagnola, l’americana, l’asiatica, la giapponese).

Siate magnanimi e lasciate che i vostri bacilli siano liberi di familiarizzare con gli amichetti internazionali, infilatevi le cuffiette e, sul ritmo di “Folsom prison blues”, cominciate a vedere draghi verdi trotterellare indisturbati fuori dal finestrino.

All’altezza di Firenze, osservate il vostro corpo raggiungere una temperatura in dirittura di ebollizione.

Cominciate a ritenere opportuno di preoccuparvi.

Scendete a Termini senza nemmeno sapere come e impugnando addirittura il bagaglio giusto.

Incontrate da lontano il viso più bello del mondo e registrate come la “stanchezza” sembri assorbita di netto dall’immensa gioia di una visuale così curativa.

Allo scatto di agitilità che azzardate nel corrergli incontro, avvertite però il vostro corpo pencolare, ma approfittate saggi della cosa per abbandonarvi completamente in un abbraccio di sostegno.

Cullandovi poi nella rinnovata idea di avere tre giorni memorabili (mai intuizione fu più azzeccata), peggiorate il vostro stato sottovalutando gli inequivocabili segnali d’allarme uscendo a farvi una birra per festeggiare l’evento.

Qualora ci riusciste, per rendere proprio al vostro meglio, ingozzatevi anche con un Crispy McBacon, patate vertigo e coca cola con ghiaccio.

(dovete essere proprio bravi per arrivare a tanto, però)

 

Ci siete?

Ecco.

Ora è arrivato il momento di chiedere gentilmente, ma in modo piuttosto risoluto, di farvi accompagnare in albergo.

Subito.

Trovate appena il tempo di entrare e vomitate l’impossibile.

Continuate poi a vomitare a intervalli di dieci-dodici minuti fino alle 13 del giorno dopo.

Qualche spruzzata dal condotto inferiore è pure ben accetta.

Piombate poi in un coma semincosciente per le successive 24 ore.

 

Risvegliatevi dal coma la domenica mattina, con lo stomaco centrifugato, un mal di testa da oscar e tutte le ossa spaccate di netto in più punti.

Trasferite il vostro corpo sotto la doccia, riprendete conoscenza di voi e del fatto che dovete liberare la stanza 5 ore prima del vostro treno.

Ciondolate devastati attraverso Porta portese per ammazzare il tempo (e la vostra schiena) e, se siete proprio bravissimi, trovate pure il tempo di comprarvi un cappellino alla Rocky Balboa, a suffragio dell’idea che “non fa male”.

Indossate il vostro nuovo acquisto, calandolo sul viso emaciato e giallognolo, e trascinatevi a fatica al binario 1 alle prime luci rosse del tramonto.

Prima di salire sul treno, fate una visita al bagno in via precauzionale.

Un blister di Imodium e qualche pastiglia di Buscopan sono d’obbligo.

Preparate anche la soluzione di qualche bustina di Tachipirina in una bottiglietta da sgluccare ogni tot lungo il viaggio.

Poi, salutate con la manina l’uomo che vi ha pazientemente accudito e sussurrategli con lo sguardo la vostra infinita riconoscenza.

Entrate, infine, oh mimetiche bombe a orologeria, nelle vostre ultime 8 ore di travaglio e, confinati nel vostro metro cubo a disposizione, precipitate di tanto in tanto in sonnellini faticosi, popolati da brandelli di sogni assurdi, dove compaiono amici in kilt, nonne sull’altalena e gatti senza peli.

Scendete che la notte è fonda.

(fermata e bagaglio giusto, 10 punti)

Ciondolate fino al vostro scassatissimo Y abbandonato, stupitevi nel sentirlo prendere vita prontamente al primo giro di chiave, senza la minima esitazione.

Il pensiero di non dover spingere fiaccamente il rottame per 30 chilometri vi fa già stare meglio.

Nebulosamente, arrivate dunque fino a casa alla smodata velocità di 35 chilometri orari costanti, spogliatevi a Pollicino lungo la strada per il letto e sotterratevi di coperte.

Datevi giusto quelle 6 ore di sonno per smaltire i rimasugli del festino del connubio di microbi, e potrete infine svegliarvi carichi e pimpanti per un nuovo stimolante lunedi lavorativo.

 

 

 

20 Novembre, 2008

 

Avete ragione.

Ma che dico ragione, ragionissimo.

 

Torno presto.

Ma che dico presto, ..

 

(intanto auguratemi buon weekend, che domani si parte per Roma)

 

Fra amiche…

7 Novembre, 2008

 

-         ..è pazzesco, davvero.. io e lui abbiamo un sacco di cose in comune..

-         dai..

-         si si, è incredibile.. siamo sulla stessa linea d’onda.. e poi, se posso proprio dirtela tutta, quello lì c’ha dei feromoni grandi come gatti.

-         Beh, un punto in comune in più.

-         Quale?

-         A te piacciono, i gatti.

 

5 Novembre, 2008

 

Fuori il sole spinge i termometri a 24 gradi.

Lego il maglioncino in vita, inforco i Rayban da supergnocca e, con l’aria tiepida fra i capelli, sculetto estiva verso la mia pausa pranzo.

Sui piloni antistanti al mio solito, caro, vecchio centro commerciale, schiere di omini omologati stanno appendendo gioiosi le luminarie natalizie.

 

Il disorientamento è estremo.