Dal film Titanic:
Sabato ho compiuto trent’anni.
Ovviamente, decidi che non puoi fare affatto passare inosservata una data così importante, che sancisce la fine della naturale leggerezza degli ’enti.
E allora organizzi una sagra in piena regola, invitando tutti quelli che ti passano a tiro.
Quale posto migliore della casa nuova, così si festeggia, due in uno.
Certo, la casa è tutta sbocconcellata dagli anni, ma hai un’estate a favore e un parco da far invidia a Tiger Woods che ti risolvono il problema.
E allora programmi la festa del secolo, con file e file di tavoloni e panche sul prato verde scintillante, lucine colorate a fluttuare sopra le teste, griglia odorosa di ogni tipo di carne e verdura, angurie in fresco, buonumore nell’aria.
E poi ottima birra spillata con pazienza, bacini, auguri, regali (ndr, tutti bellissimi).
Cominci a sentire un vecchio pezzo rock anni ’60, e intravedi i giovani ballare come imbecilli, i meno giovani sorridere persi nel ricordo, i bambini ignorare il tutto mentre prendono a calci un pallone.
Poi capita però che il sogno si oscuri un attimo, che perda definizione e che, infine, scemi del tutto.
Spezzato da un vento forza nove, lapidato da mandarini di grandine, frustato da secchiate d’acqua gelida.
E così butti la griglia sotto a una tettoia di fortuna e prendi a cucinare veloce, isterico, praticamente in apnea.
La casa immatura si stipa di gente.
A quel punto entri nel panico.
Somiglia tutto a un terribile incubo, dove le panche volano e le luci saltano.
E, nel buio pesto di un silenzio stupito, dichiari a te stessa che peggio di così non può andare.
Poi scopri da lontano che il black out è programmato, vedendo il sorriso del piccolo T. avvicinarsi dietro a una schiera di candeline.
E confermi a te stessa che il peggio è finito davvero.
Ricordi che hai degli amici violentemente temprati dall’Elefantentreffen, e ne osservi addirittura qualcuno in maniche corte non scomporsi minimamente.
Altri rincarano senza smarrimento le dosi di maglie, non perdendo affatto l’entusiasmo e anzi trovando un’ottima scusa per intervallare, al solito boccale di birra, cicchettini più forti, per spazzare via broncio e freddo.
Facciamo le foto che sembriamo a febbraio, solo un po’ più abbronzati.



