Questa, l’ultima manifestazione della nostra stagione estiva.
Country wave e cavalli.
Quale binomio migliore, direte.
Certo.
Se non fosse che noi abbracciamo focosamente la cultura western, mentre il concorso ippico di cui sopra celebrava in pompa magna la cultura inglese.
Come dire.
Patrizi e plebei.
Nello stesso cerchietto.
Vantando una posizione impattante (con il chiosco proprio davanti all’ingresso), ho potuto vedere cose che voi umani.. vabbè.
Sfilate di donne mimetizzate da monili accecanti, truccoparruccate come manga giapponesi, in bilico su tacchi 18, agganciate da un lato al guinzaglio di un barboncino, dall’altro al braccio di uomini figoneggianti, con orologi da chilo e mezzo, costati supergiù quanto casa mia, con auricolari all’orecchio e mano in tasca e, surplus, maglioncino pastello annodato al collo.
Lo scorso weekend abbiamo avuto, peraltro, l’onore di ospitare l’estate, qui dalle nostre parti, (e tutti a dire “madonna che caldo!”, “ma hai visto che caldo?”, “pazzesco ‘sto caldo”, ma allora andate affanculo tutti) cosa che, però, stavolta ha giocato un filino a nostro sfavore.
Nel senso che un qualsiasi ominide sano di mente, equipaggiato di un minimo di raziocinio e di istinto di conservazione, avrebbe raggiunto il primo litorale a disposizione e, steso con discrezione il suo asciugamanino e operata la buca nella sabbia per gli attributi del caso, avrebbe turpemente russato sull’ultimo best seller fino al tramonto.
Nel senso che così è andata, insomma.
Le giornate deserte son scivolate via con stillicidica e mefistofelica lentezza.
Contenendo il desiderio di morire d’accidia, qualcuno di noi si lasciava dondolare fiacco sull’amaca, qualcuno sdrucciolava da una dipendenza all’altra, adesso fumando una sigaretta, adesso bevendo una birra, adesso fumando, adesso bevendo, adesso fumando.
Io, per tutelarmi da quello stato di noia spietata, guardavo la rappresentazione dei due mondi. (fumando e bevendo e fumando, peraltro)
Guardavo Neanderthal, uno dei nostri.
Slippino aderente, torso nudo, steso sulla brandina da spiaggia, di fronte alla tv collegata al suo camperino.
Noi, sbeffeggiandolo da lontano, gli tiravamo addosso bagigi interi, che poi lui faticosamente districava dal suo petto villoso.
Ogni tanto si alzava, ciondolava fiacco fino alla fontanella laggiù e infilava la sua testa capelluta sotto al getto, sciacquandosi poi anche ascelle e pettorali.
Uno spettacolo non da poco.
Poi, spaziavo e guardavo poco più in là la miss del momento traballare sculettante nel suo abitino viola svolazzante, con gli occhialoni da diva anni ’60, la borsettina striminzita al polso e gli orecchini pendenti enormi ai lobi, nel feroce duello con le leggi della geometria attuale.
Qui risate grasse e scomposte, mentre immagini porno soft scorrevano su un canale tedesco non criptato.
Laggiù, probabili disquisizioni sui perchè della vita, mentre l’altoparlante annunciava Carolina con Blacksugar alla partenza.
Loro hanno Blacksugar, noi abbiamo Neanderthal.
(il pelo è nero uguale, a soffermarcisi)
Ma il pezzo forte era indubbiamente da ricercare nei concerti serali.
Jazz, la prima sera, tanto per rallegrare gli animi degli aspiranti suicidi.
Latino, il sabato, a perplimerci oltre.
Senza offesa, eh, che si capisce che è una questione di gusti.
Se non ti piace il jazz non c’è nulla da fare, può pure arrivare la buon’anima di Cole Porter che alla terza nota è indubbio tu ti imbatta in Morfeo che tenta a tutti i costi di baciarti alla francese.
Menomale che la domenica era la nostra serata con i Big Wheels.
In programma da mesi.
Avremmo dovuto solo portare pazienza, per poi rifarci prepotentemente alla fine.
Sfiga ha voluto che lo spettacolo coicidesse con i quarti di finale degli Europei con Italia – Spagna.
Con i televisori disseminati per il parco, abbiamo a malincuore deciso di far slittare il concerto alla fine.
Non contenta, la sfiga ha voluto anche che siano andati ai supplementari e poi ai rigori.
Arrestandosi, il nostro raggio di azione, a mezzanotte, solo il tempo per poche canzoni striminzite, strimpellate forse anche a più giri, mentre la gente scorreva via fluida a testa bassa, da una festa scialba ormai agli sgoccioli.
Un disastro, insomma.
Vabbè, dai, menomale che almeno l’Italia ha vinto.
Ah no, non è vero.