Archivio per Febbraio 2008
Bellissimo
21 Febbraio, 2008Into the wild
18 Febbraio, 2008
Continuo a domandarmi cosa diavolo ci facesse un autobus di linea nel centro del nulla dell’Alaska.
Ma comunque.
St. Valentine’s day
15 Febbraio, 2008Nelle svariate occasioni in cui il piccolo T. cerca di sortire l’effetto sorpresa, spesso sono capace di guastare il tutto ignorando interamente lo sforzo, proprio non accorgendomi di nulla di diverso dal solito.
Questo accade perlopiù la mattina, dopo che la notte lui si alza dal letto clandestino e sistema in vista il regalo che, inatteso, fantastica possa inaugurare una giornata migliore.
Famosa è la volta in cui una domenica mattina un mazzone di rose rosse faceva trionfale mostra di sé a fianco del mio comodino.
Alla stiracchiatina lenta, accompagnata dai primi confusi suoni gutturali del risveglio, ricordo che il piccolo T., quella mattina, suggerì di fermarci ancora un attimo nel lettone, prima di alzarci.
Un bacio torpido, poi un “cucciolina, prendi il telecomando, dai, che sentiamo un po’ Mtv” e poi il mio voltarmi pigro e quello svolgere il compito con totale distacco dal mondo, sotto agli occhi di un piccolo T., sbarrati e sbigottiti.
“ehm.. mi passeresti l’acqua che hai dalla tua parte?”
“mi prenderesti un fazzolettino dal cassetto, amore, che mi soffio il naso?”
“per piacere, guardi sulla radiosveglia che ore sono?”
“accendi la luce dell’abatjour, un attimino, che vedo dove mi son cadute le palle?”
Niente da fare.
Anzi, roba che quasi si finisce in baruffa, perché, cazzo, dammi tregua.
Solo per la stravaganza di richieste e per quegli occhi, così dichiaratamente increduli e interrogativi, a un certo punto mi son dovuta accorgere che c’era qualcosa che non andava e, solo dietro suo suggerimento, ho finalmente acceso lo sguardo sullo scagnetto proprio davanti al comodino.
Wow.
E questo da dove sbuca.
‘azie.
Sì, perché io, la mattina, riprendo il viaggio consapevole del mio corpo al passo del bradipo tridattilo.
I miei sensi sono ripiegati su se stessi, gli occhi fessure abuliche su un mondo ancora opaco, la ricettività pallido ricordo.
Lo spirito di osservazione, la prontezza di riflessi, l’agilità di pensiero, questi sconosciuti.
Poi mi ripiglio, eh.
Ma la mattina và così.
Ieri, al suono della sveglia, dopo essermi strascicata fuori dal tiepido giaciglio, penzolando al mio solito fino al bagno alla cieca, ho scoperto un fascio di rose e orchidee, troneggianti sul coperchio del wc.
Deve aver pensato che così non avrei potuto non notarli.
O che, quantomeno, le spine avrebbero tatuato automaticamente una punizione indelebile sul mio culo.
We will rock you!
11 Febbraio, 2008Sabato 15 marzo 2008, ore 19.30.
London Dominion Theatre.
Sesta fila, posto 18.
Aggiungere che conto le ore mi pare superfluo.
Yahùù!
7 Febbraio, 2008Avere il pc casalingo a digiuno da internet da tempi immemori, mi ha lentamente accompagnato alle porte di un autentico sconforto, culminato di recente in pensieri, direi non del tutto lusinghieri, sul nostro presunto creatore.
L’ennesimo infecondo tentativo di connessione, l’ennesimo castigo divino, l’ennesima dicitura, innocente e sobillante, “Impossibile visualizzare la pagina web”.
Poi l’annichilimento, sotto il peso della ferocia di un destino malvagio.
Le mie disperate richieste di intervento mi rimbalzavano addosso come un’eco, intatta e inascoltata, quando, oramai defraudata da qualsiasi illusione, il campanello ha suonato.
Una quarantina d’anni, capello riccioluto e brizzolato, faccia simpatica e fortissimo accento friulano.
Giurerei di avergli visto intorno al capo un’aurea luminosa.
Il tecnico Telecom.
Cordiale e partecipe, dopo aver collegato il telecomandone alla presa di corrente e aver inviato la richiesta del guasto, ci siamo ammutoliti in fremente attesa di responso.
Nel tentativo di dialogo precedente, dev’essersi infatti accorto che io sto all’informatica come un gatto sta all’acquagym, per cui dopo avermi annunciato che ci sarebbe voluto qualche minuto, siamo piombati in un silenzio imbarazzato, come privi di ulteriori argomenti.
“Belle foto”, ha sviato lui a un tratto spezzando il silenzio, scivolando con lo sguardo lungo la parete di quadretti.
“Grazie”.
Fine argomento due.
“wow, bella questa motoretta!”, ha esordito poi balzando in piedi e inginocchiandosi davanti al ninnolo nero lucido, signorilmente poggiato sul cavalletto in bella mostra di sé, al centro del salotto.
“e guarda qui che collezione di automobiline”
“mm.. goloso eh?” strizzando l’occhio verso il cestellino ricolmo di mini cioccolatine Kinder.
“quanti anni ha, il suo bimbo?”
“31”
Fine argomento tre.
Conclusione:
il tecnico mi ha sostituito il modem e la mia finestra su Internet è di nuovo trasparente.
Riflessione:
un pc senza la connessione a internet ha l’utilità di una moto in salotto.
Pare si stia affondando
4 Febbraio, 2008Dire che questo mio periodo non è proprio splendido, sarebbe come dire che il viaggio inaugurale del Titanic è andato un filino storto.
Ci si mette questa dannata pioggia, che sta ingrigendo gli animi a raggio pieno, da oltre 4 settimane.
Ci si mette il lavoro, che pare non smaltirsi mai.
Ci si mette un capo che pare mangi dozzine di limoni interi, per colazione.
Ci si mettono i weekend che corrono via veloci e la sveglia settimanale, che rompe il silenzio del buio di un giorno, ogni giorno troppo giovane.
Ci si mette un intervento, imprevisto e delicato, che vede mia nonna immobile in un letto di ospedale.
Con la pancia tagliata, ravanata e ricucita.
Con venature di plastica nel naso, sulle braccia, sul dorso delle mani.
Con gli occhi schiusi di poco, che guardano in giro, spaesati.
Le siedo accanto e la osservo.
Lei mi sorride.
Tutto bene, dicono i medici.
La vedo sorridere ancora.
Io le parlo sottovoce, lei ascolta e annuisce piano.
E sorride.
Continuo a parlarle calma, lei continua a sorridere con gli occhi spenti.
Guardo i tubicini che le inniettano lenti gocce di linfa vitale, nutrimento e forse antidolorifico.
Una flebo, una sacca di drenaggio e lì, giusto sotto al cuscino, un sacchettino bianco.
La guardo, il suo sorriso è morbido e costante.
Le accarezzo la fronte, è fresca.
Mi avvicino e la sento piano:
“Li vedi anche tu, vero?”
“oddio, nonna, che cosa?”
“Lì, sul muro, i gomitoli colorati..”
“…”
“bellissimi”
“…”
“sto facendo dei tappeti meravigliosi, poi li disfo e ricomincio”
“…”
“ meraviglioso”
“…infermiera???”
Pare che il dosaggio della morfina fosse troppo alto.
Spero di intravedere presto la Carpathia all’orizzonte, che qui si comincia ad avere freddo.
Benvenuti
1 Febbraio, 2008Non ho ancora trovato il tempo per sistemare la casa per benino.
C’è ancora un po’ di caos e di odore di chiuso.
Così mi decido, spalanco queste finestre e respiro a fondo.
Che c’è bisogno di aria fresca.
Vado a scrivere il mio primo post.
Intanto, ben ritrovati.
