Archivio per Novembre 2007

Considerazioni (molto) sparse

30 Novembre, 2007

Di recente ho guardato Kill Bill per l’ennesima volta e per l’ennesima volta mi sono trovata a considerare che Tarantino è un dannato genio.
E che Uma Thurman ha dei piedi oggettivamente bruttissimi.
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Ultimamente non trovo uno straccio di minuto di tempo per fare uno straccio di niente.
Questo mi fa sentire letteralmente uno straccio.
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Pesavo 58.8, tre settimane fa, quando, inasprita dal display della bilancia ho pronunciato seriamente la parola “dieta”.
Ieri, dopo innumerabili, tristissime cene a base di verdurina e crackers integrali, stracchino e culatello, ho ritentato l’operazione.
58.8.
Stasera involtini primavera, riso al curry e pollo fritto.
E Guinness.
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Adoro la Guinness.
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Stamattina, soffermandomi sulla mia immagine ingarbugliata, riflessa allo specchio, ho concluso che se non voglio somigliare sempre più verosimilmente a Frida Khalo ho bisogno di trascorrere qualche minuto in compagnia di un buon paio di pinzette.
Ma non ho uno straccio di minuto di tempo per fare uno straccio di niente.
Perciò sono uno straccio.
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Del Richard Gere dei poveri del bar qua a fianco.. vogliamo parlarne?
A quell’aria da superuomo che si porta cucita addosso, si contrappone l’immagine di un omuncolo dallo sguardo bovino e dalla pancia grassa, onnistrizzata in jersey elasticizzato.
Che detta così potrebbe anche sembrare una cosa spiritosa, ma ogni mattina di buon’ora è come un pugno in pieno stomaco.
Cosa che contribuisce a ridurmi in uno straccio.
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Sono settimane che arrivo a casa la sera con l’unica volontà di spalmarmi sul divano, ma c’è da stirare, da fare il bucato, da stendere.
E cambia le lenzuola, passa il mocio, vai a fare la spesa.
E poi la cena, i piatti, il film delle nove, del quale vedo forse i primi cinque minuti.
L’altra sera c’era “Ghost” sul 5.
Figo, mi son detta, un bel pianto non me lo toglie nessuno.
E invece non sono nemmeno riuscita a vederlo che crepa.
Son schiattata prima io.
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Giusto l’altro giorno, parlando con mia mamma, mi sono lamentata di questo anno del cazzo che, di grazia, sta scivolando verso la fine, delle sventure generali che ha portato un po’ in ogni vita che conosco, che frequento, che amo.
Così le dico una frase retorica del cazzo tipo “non vedo l’ora che finisca quest’anno del cazzo” e lei controllata e quieta mi fa “mm.. il 2008 è bisesto, vedrai.. andrà pure peggio”.
Echeccazzo.
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Rispondo sempre sardonica con un “ti piacereeeeebbe”, ma ha ragione, il piccolo T., quando mi dice che ho sempre il “cazzo” in bocca.
Ma che cazzo devo farci?
Cazzo, di nuovo.
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Sfruttando, per ora infruttuosamente, i miei esigui frammenti di tempo libero, uniti alle esigue nozioni informatiche, nel tentativo di riscostruire casa virtuale su un’altra piattaforma, scopro
questo e chiedo all’artefice di tale spunto di palesarsi.
Al vaglio diversificate metodologie di ricompensa.
Certo, appena trovo uno straccio di minuto di tempo libero.
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Aperitivo con sorpresa

15 Novembre, 2007

Ho in programma un aperitivo lungo con le amiche Sexandthecity, stasera.
Pochi giorni fa è stato il compleanno di una di loro, così, ieri sera, LaGiu e io ci siamo trovate in città dopo lavoro per un giro a caccia di un pensierino da infiocchettare per l’occasione.
A parte il freddo porco che ti si insinuava fra collo e dolcevita, a un certo punto abbiamo anche concordato sul fatto che in questa stagione vada di moda il viola.
Le vetrine ne sono tappezzate.
Non simpatizzando in particolar modo per questa tinta, l’abbiamo avuta faticosa.
Annusando l’inverno e strette ognuna nel suo abbraccio, abbiamo ticchettato veloci dentro e fuori da tutti i negozi in voga, assorbendo escursioni termiche devastanti e accendendo sigarette per frustrazione, ogni volta che si usciva da un negozio scontente e a mani vuote.
A dirla tutta, eravamo partite tutte d’accordo sul regalarle qualcosa fra l’ironico e il piccante da comprare in sexy shop.
Quattro risate e, chissà, forse qualcosa di utile con cui giocattolare nei momenti di noia.
Poi, per decoro, abbiamo preferito glissare.
In verità, più che per decoro, per non dover immaginare la faccia di mia mamma che apre sbadatamente il mio estratto conto e che nota un’uscita di Bancomat di 80 euro presso le “Tentazioni vibranti”.

Un bel maglioncino viola guarnito da una pashmina multirighe coloratissima e fatto il lavoro.
Se non le riveliamo quale sarebbe stata l’alternativa, forse è contenta lo stesso.

Eterno dilemma: amicizia uomo-donna

13 Novembre, 2007

Ho trascorso anni a saltellare da uno schieramento all’altro.
C’era il periodo in cui, infatuata dalla visione rosa della vita, credevo che, oltre ad esistere, l’amicizia fra uomo e donna fosse indubbiamente più sincera e coinvolgente rispetto a qualsiasi altro legame di amicizia.
Poi, delusa dall’immancabile esperienza negativa, ho trascorso un periodo a battermi su quanto invece fosse impossibile da instaurare, rinnegando tutte le mie convinzioni.
Poi, ho semplicemente capito che sbagliavo domanda.
Non dovevo chiedermi se esistesse o meno l’amicizia fra uomo e donna, ma se sapevo dare i giusti connotati alla parola Amicizia.
Perchè “Amicizia” è una parola che molto spesso perde il suo significato più profondo e nobile per lasciare spazio ad uno più svalutato e leggero, perchè non di rado lo si sciupa per definire conoscenze, rapporti superficiali, infatuazioni.
A volte basta fare parte dello stesso gruppo, avere interessi simili e frequentare gli stessi luoghi che subito si viene promossi ad “Amici”.
In quei casi è chiaro che poi ci si possa ricredere e che si rivalutino i ruoli, lasciando terreno fertile ad amori, odi, infatuazioni, intrecci sessuali e quant’altro.
Perché quando si comincia a parlar di sesso, erotismo, sbandature, si prende inevitabilmente la strada parallela all’amicizia.
E due rette sono parallele fra loro quando non hanno alcun punto in comune.
Parentesi matematica a parte, l’amicizia non è il gradino sotto l’amore, o un passaggio per arrivare a questo, tutt’altro.
L’amicizia è una sfera a se stante.
Un insieme diverso.
Un cerchio chiuso, da un’altra parte.
Tutt’altra parte.
Nulla a che vedere con il sesso.
Perché, amicizia e amore nascono da emozioni, ma soprattutto da esigenze, diverse.
“Eravamo buoni amici, poi ci siamo innamorati”
Balle. (più probabile il contrario)
Non eravate affatto amici allora.
Già dall’inizio dev’esserci stata una qualche alchimia, una scintilla, un punto di domanda, che vi ha portato a camuffare i vostri reali sentimenti, forse un tantino complicati e temibili, in quelli più apparentemente puri e briosi dell’amicizia.
Perché non si può “temere” che scatti quel “qualcosa in più” perché l’Amicizia è già quel qualcosa in più.
E’ lo stadio finale, quello più puro, quello dal quale non si può tornare indietro.
Perchè và oltre.
Ben oltre.
A tutto.
L’amicizia esclude l’amore.
L’amicizia bypassa l’erotismo, la malizia, la sessualità.
L’amicizia sfuma i confini delle persone.
Un vero amico diventa un’entità asessuata.
La (stragrande) maggioranza dei rapporti uomo-donna non dev’essere quindi confuso con amicizia.
Perché la (stragrande) maggioranza dei rapporti uomo-donna è quello che si limita al livello epidermico, che si basa sulla gradevolezza della compagnia, quello che, quindi, può comportare il rischio di coinvolgimenti sentimentali, o sessuali – vedete voi -, ma allora già si parla di anticamera di amore, o di sesso – vedete voi -, non più di amicizia.
L’amicizia, e soprattutto quella fra uomo e donna, è meravigliosa, preziosa e rara, ed è la forma più bella e sublime dei rapporti umani, addirittura oltre all’amore.
L’amore, per quanto questo fatto possa essere triste, può esaurirsi, nel migliore dei casi può scemare in affetto e benevolenza, nel peggiore addirittura in risentimento e indifferenza.
La vera amicizia non muore mai.
Soprattutto quella fra uomo e donna.
Perché questa non teme malizie, invidie, competizioni e si hanno sempre le prospettive opposte delle cose.
Si, io ci credo.
Ci credo fermamente.
Anzi, rubo un piccolo momento per ringraziare gli Amici straordinari che abbracciano la mia vita: il dolcissimo Semina, il mitico Tatanka e lo straordinario Robert Louis Anrope.
Grazie a loro so che è possibile.
E che è meravigliosa.

Il mio diavolo veste Oviesse

6 Novembre, 2007

Ieri sera su Sky davano “Il diavolo veste Prada”.
Commediola americana ambientata nello sfavillante mondo dalla moda capeggiata dall’algida e velenosa direttrice di una prestigiosa e sofisticata rivista del settore (una Meryl Streep-itosa), ma dove i veri attori sono gli abiti e il glamour tipico di accessori scintillanti quanto costosi.
Insomma, non è che sia proprio questo film per maschioni.
Infatti, da poco scorsi i titoli di inizio, il piccolo T., abbracciato da un plaid morbido e accoccolato sulla mia spalla a godersi i grattini soporiferi in zona cervicale, ha abbandonato i sensi e si è lasciato scivolare piano nel mondo dei sogni.
Io non lo so se voi avete visto il film.
Per farla breve, al servizio di questo diavolo di donna compare questa ragazza tutt’occhi e miele.
Un mix fra Cenerentola, Pollyanna e il brutto anatroccolo che, tanto per non smentirsi, alla fine diventa cigno regale ed elegante (con addirittura una taglia in meno).
Il suo ruolo prevede mansioni fra le più disparate, dal portare l’auto dal meccanico al completare il modellino di scienze delle figlie (che fan tanto gemelline di Shining), dal reperire un manoscritto non ancora pubblicato al rendersi disponibile praticamente 24 ore su 24, nel caso ci fosse bisogno di una grattatina imprevista alla schiena.
Per questo motivo, un altro ruolo di rilievo viene acquisito dall’onniprensente telefonino, che squilla insistente e ripetitivo per tutta la pellicola.
Ora, io non lo so se voi leggete abitualmente il mio blog.
Vi ricordo, dunque, che il piccolo T., causa reperibilità costante, vede le sue notti spesso interrotte dal trillo invadente del telefono, cosa che l’ha fatto sobbalzare per tutto il film, appena quel rumore sibillino si insinuava nelle sue orecchie addormentate.
Ci fossero stati in sottofondo i primi minuti dello sbarco dei soldati di Spielberg ad Omaha Beach, in repeat, sono certa che Morfeo non avrebbe battuto ciglio e avrebbe continuato a cullarlo regolare.
Ma, a quel suono molesto, il suo occhio liquido e molle si schiudeva piano cercando spiegazioni di quello stato di veglia improvvisa poi, con la faccia spiegazzata e smarrita, faceva per alzarsi.
Alla prima occasione, all’oscuro di quel che il suo inconscio gli andava suggerendo, l’ho quasi lasciato fare, prima di capire e di suggerirgli che fosse invece la tv e non realmente il telefono.
Solo che poi la scena si è riproposta ogni volta che quella donna luciferina componeva il numero della sua assistente.
‘somma un parto, sto film.
Che, per quanto simpatico e gradevole, mi è sembrato francamente surreale, per quanto buonista.
Vorrei vedere chi sarebbe capace di accettare simili soprusi da capi, ma soprattutto da colleghi, senza spendere lo stipendio in psicanalisi.
Altro che messe in piega, rimmel e stivali Coco Chanel.

Dalla mia 44 comoda, è tutto.