Non mi viene in mente niente da scrivere.
Non che mi manchino le parole, solo che forse non riesco ad azzeccarne l’ordine esatto per dare un esatto senso a quello che mi vortica attorno.
Bivacco.
Da giorni, in questa stasi letargica.
Sul lavoro non sto concludendo un cazzo di niente.
Non faccio nemmeno più finta.
Sto stravaccata sulla scrivania in modo sfacciatamente vergognoso, guardando Amici story su Youtube, piangendo ai “best moments”.
Ieri mi sono addirittura tolta le scarpe, incrociando i piedi sotto al culo.
Sì, mi rendo conto.
Poi mi dico “scrivo sul blog”, che in tutta onestà ne avrebbe tutto il bisogno.
Ma, appena ci provo, mi ossido sulla paginetta bianca con un buco nero nella mente.
Imposto l’impaginatura.
Metto il Batang a dimensione 12 e me ne sto due, tre minuti buoni a fissare il cursore che lampeggia.
E così rinuncio e gironzolo a vuoto nel web.
Trovo poster di Johnny Cash, che mi riprometto di comprare, appena mi cade la carta di credito del piccolo T. fra le mani.
Trovo test improbabili, che faccio puntualmente, e che puntualmete mi dicono tutto e niente.
Trovo un simpatico sito che mi annuncia beato che morirò l’11 dicembre 2050.
Carino.
Poi mi perdo mezzeoreintere a cambiare i connotati della mia faccia.
Sì, perché esistono siti incredibili.
Ne ho trovato uno che scova le somiglianze dei tratti somatici con artisti famosi e mi ha gratificato non poco scoprire che mi trovano simile per un buon 76% a Sophie Marceau.
Certo, mi ha consolato un po’ meno fare la prova del 9 con una foto di Sophie Marceau presa da Internet e scoprire che somiglia a se stessa solo per un 68%, preceduto da un pieno e possente 78% che la vede la goccia d’acqua di Gary Barlow dei Take that.
No, perché la foto successiva del mio identikit era quella di Sissy Spacek, non so se mi spiego.
Poi mi viene un’illuminazione.
Mi dico che potrei scrivere un qualcosa sul Semina, che è un argomento che mi tocca parecchio forte, ultimamente.
Picchietto leggermente le ferite con il ditino, per sentire se fanno ancora troppo male.
Poi pondero i sentimenti.
Soppeso le parole.
Poi annuisco fra me e me, compiaciuta da quel groviglio di parole che sembrano finalmente prendere una forma, nella mia testa, e, per suggellare il racconto che mi sta mano a mano zampillando in mente e dare quel tocco di colore in più a completare quel disegno che sento di poter dipingere a parole, clicco la parola “Amico” su Google immagini.
Beh, è chiaro che poi mi sia passata l’ispirazione.
