Archivio per Maggio 2007

Cinema e cibo

31 Maggio, 2007

Anzitutto, il pasto và preceduto da un aperitivo, ne converrete.
Quale miglior immagine di tre amiche che sorseggiano Martini bianco in eleganti calici a cono largo, accovacciate in un salottino scoppiettante di legno ardente, a chiacchierare di uomini e segreti.
Mi riferisco a quel film grottesco anni ottanta nel quale un demoniaco Nicholson seduce le tre affascinanti donne, intortandone una per una. (chiamatelo scemo)
“Due minuti sulle labbra, in eterno sulle natiche”, dicevano levando il drink.
E giù collini.

Proseguirei con un paio di brevi antipasti, a cominciare da quelle piccole uova ebanine, meglio conosciute come caviale, che un memorabile Quinn leccava direttamente dalle manone, che affondava avido nella coppa, ancora ignaro al pensiero che quel benvenuto al caro amico, un giovane (e bellissimo) Costner, gli sarebbe costato la moglie.
Forse meno gradito il secondo antipasto, data la sua dubbia natura, ma come rifiutare, almeno un assaggino, di patè di casa Roses?
Se, dall’estremo opposto della tavola, riuscite a scorgere una Turner che sorseggia vino rosso guardandovi con occhi di ghiaccio, forse è arrivata l’ora di sviare e di buttarsi sul terzo antipastino, a base di burro di noccioline, da gustare direttamente dal cucchiaino, a onore di quell’uomo meraviglioso che si annida nei sogni più estremi di ogni donna dai sani impulsi sessuali.
Morte e tasse, le cose inevitabili della vita sì, ma, ahimè, mai così belle. 

Ma andiamo al primo.
Direi che come primo potremmo cominciare con una portata di escargot, facendo attenzione a non spararle al cameriere nel tentativo di sgusciarle, come la povera, timida zoccola che infine visse ricca, felice e contenta anche senza sapere quale forchetta usare.
Non ho dubbi nel sostenere che, per contro, sapesse adoperare bene molti, molti altri arnesi.
Altra pietanza richiestissima potrebbe essere la famigerata spaghettata con le polpettine di carne, da consumare rigorosamente dallo stesso piatto e senza posate.

Per secondo mi butterei sulla varietà di gamberi della BubbaGumpGamberi.
Magari innaffiando il tutto con qualche Dottor pepper, sperando di non avvertire l’urgenza di evacuarla poi nei momenti topici.
Infine, un cioccolatino per gradire.
Il tutto con in sottofondo una morbida musica country schitarrata da una bionda completamente nuda.

Lo sgroppino non lo ricordo in nessun film.
Ce lo metto io.

Altra portata di secondo a base di pantigane arrostite e uova di avvoltoio, da gustare assieme al proprio principe verde.
Se il ciuco insiste a non capire che, dopo mangiato, avete bisogno di privacy con la vostra panciuta metà e continua a infastidirvi, gli sfilacci freschi sono un’ottima soluzione.
Con l’appetito ancora alle porte, consiglierei un fresco filettino di fegato irrorato da buon Chianti.
Ft-ft-ft-ft-ft. (Hannibal docet)
In lista, volendo, anche coniglio bollito vivo e lepre ancora impallinata.
Ma nel secondo caso la pietanza dev’essere accompagnata da acqua bella torbida.
Al limite un cubetto di ghiaccio da rubare ad un avvenieristico Doc.

Di contorno consiglierei un generoso misto di funghi e fiori di zucca.
I funghi li rubiamo al Brucaliffo, aspettando che l’Alice di turno lo distragga e sgraffignando qualche ombrellino poroso, con la speranza, nemmeno tanto fanciullesca, che qualcosa di magico lo abbiano davvero.
Uno che sfumazza lento strane essenze colorate in calumè, tutto il santo giorno, inventando storielle e aneddoti improbabili, la deve sapere lunga in proposito.
E poi, quale potrebbere essere la zucca, se non quella della sguatterina dal piedino di fata?
Ai suoi amici quattrozampe, che siano di nuovo topastri o ancora equini, conviene darsela a gambe, si sa mai che qualcuno abbia particolarmente gradito la portata orchesca precedente e voglia approfittarne per un bis.

Altro sgroppino.

Per dessert proporrei una torta a tre piani al cioccolato con la granella di cocco, ma la granella dev’essere a parte.
Sì perché è fondamentale che sia “a parte”.
E io, a una che il cibo fa quell’effetto, la ascolto.

Per chiudere, gelatina rossa e fragole da sbocconcellare al volo, chiaramente bendata.
Possibilmente seduta davanti a un frigo aperto in accappatoio bianco, tutta lucida di miele e con la prospettiva di aver di fronte un uomo carico di ormoni e fantasia che ti farà bruciare tutte le calorie che questo ampio pasto ha comportato, con qualche ora di ginnastica passiva.

*****

Mi sembrava carino.
Con l’odor di ferie dietro l’angolo, si sa, la voglia di lavorare sprizza da tutti i pori (sì, ma lontano però), così, ho accettato la sfida.
Chi di voi raccoglie il rimbalzo?
 

Barcellona

30 Maggio, 2007

A proposito delle allucinazioni da abuso di alcool, accennate nel post precedente, ho concluso che sarà meglio che io consideri il consumo di sangria con parsimonia, durante le mie imminenti ferie.

Potrei non notarci proprio nulla di stravagante.

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Domenica bestiale

28 Maggio, 2007

Domenica mattina, ore 8.30.
La sveglia prende a stridere in un crescendo irritante e osservi che oggi trapana il cervelletto più ferocemente del solito.
Ti svegli solo perché le punte di dolore sono acute e il senso di vomito è a stento gestibile.
Vai a tastoni sul comodino in cerca dell’artefice di quel trillo perforante e raggiungi lo stato di veglia prima di riuscire nell’impresa, ma solo dopo che hai ribaltato la Vitasnella da litro e mezzo (mezza piena e senza tappo) nel cassettino mezzo aperto della tua biancheria intima, ora galleggiante in un mare senza sodio.
Non hai nemmeno la forza di proferire mezza bestemmia.
La sensazione di smarrimento è forte.
Ti giri verso l’uomo che divide il suo letto con te e al suo posto scorgi uno spaventapasseri sbrindellato, ancora con in dosso la camicia della sera prima e gli stivali da cowboy, a faccia versa sul cuscino e con le braccia lungo i fianchi, tanto che ti domandi se sta respirando ancora e tremi nell’intento di appurare tale ipotesi.
Ti siedi sul letto, gli ultimi 4 spritz di ieri notte ballano allegramente il tip tap sulle tue tempie.
Decidi di stenderti ancora 5 minuti perché speri sempre che siano quelli salvifici che ti sottrarranno da morte certa.
Scrolli lo spaventapasseri, che apre un solo occhio e ti guarda come a dirti “macheccazzovuoi”.
Gli ricordi che c’è la cresima della sua adorata cuginetta e lo osservi ravanare nel vocabolario delle bestemmie, non trovandone, come te, nessuna di godibile.
Raccogli qualche soldino di energia e con un rantolo ti alzi e ciondoli verso la doccia.Incontri il tuo viso allo specchio e, mentre l’acqua si fa calda, noti con soddisfazione che le occhiaie bluastre sono splendidamente mimetizzate da residui di rimmel e eyeliner, ma realizzi quasi subito che forse non puoi entrare in chiesa così.
Cazzo, dovrai entrare in una chiesa.
All’aria distrutta e stropicciata ti si somma l’angoscia della giornata a venire.
La doccia aiuta a farti ricordare come ti chiami, quanti anni hai (dopo qualche bicchiere è inevitabile scordarsene) e l’ultima frase stupida che hai pronunciato saccente in preda ai fumi dell’alcool, solo poche ore prima, tipo “eddai, l’ultima.. cosa vuoi che sia..”
Quegli stessi neuroni che han partorito simile insana idea ora stan vomitando in stile “Esorcista” sulle pareti della tua scatola cranica.
Fanculo.
Rientri in camera con l’accappatoio aperto senza nemmeno curarti di trattenere un filino il fiato per esibire un addome meno budinoso; con tutta probabilità, realizzi che anche lo spaventapasseri è, come te, in piena fase di allucinazioni, che ti deformerebbero in ogni caso.
Perché faticare.
Ti accasci sul letto e setacci alla cieca il cassetto alla ricerca di mutande asciutte.
Lo spaventapasseri reagisce alla tua ennessima richiesta di alzarsi togliendosi gli stivali.
Dice che vuole dormire almeno cinque minuti senza la morsa delle scarpe.
Comprendi e approvi.
Tu, intanto, ti infili il vestitino leggero sbracciato.
Sono settimane che il sole ti irraggia con esuberanza estiva e ti sei arrostita di lampade per un mese, per non sfigurare nel tuo abitino verde salvia.
Ma oggi pioverà a dirotto, tutto il giorno, il rinfresco sarà organizzato in esterna e tu ti terrai stretta in quelle tue spalle bronzee, tappezzate di fottuta pelle d’oca, tutto il giorno, al cospetto di un banchetto regale in grado di coprire il fabbisogno annuo del Burkina Faso e con la nonna della festeggiata, che hai visto sì e no tre volte, che insiste a dirti di mangiare, che è buono, e che riempirà puntualmente il tuo bicchiere di vino, e che tu puntualmente continuerai a svuotare nella pianta dietro di te declinando puntualmente con “a posto così, grazie”.
Ma tu, questo, non lo sai ancora.
Prima di uscire, dovrai mentire al tuo uomo alla domanda “come sto?”, rispondendogli sorridente “da favola, amore”, sottintendendo che più che al principe azzurro ti riferisci alla matrigna rugosa e spettinata.
In chiesa, starai quasi due ore ad alzarti e a sederti a comando, guardandoti intorno smarrita per trovare un diversivo che non ti faccia ascoltare gli sproloqui di quel mago merlino in rosso, là in fondo.
Che almeno facesse le magie, dico io.
Sembrerà farle il tuo vicino di bancata invece, che, a intervalli regolari, si soffierà il naso ammirando poi con soddisfazione dentro al fazzoletto.
Desisterai dal domandagli cosa lo inorgoglisce a tal punto solo perché avvertirai i conati di vomito ancora alle porte.
A un mezzo discorso che percepirai su peccati di carne e virtù di spirito, deciderai di uscire a disintossicarti dall’incenso.
Incontrerai una donna con la stampella e i piedi storti che ti chiede spiccioli con un sottovaso in plastica verde e tu ripeterai senza nemmeno guardarla “no” per tre o quattro volte prima di domandarti se è stupida, sorda o tenace.
Forse tutte e tre.
Alla quinta richiesta, sentirai il cuore batterti all’angolo dell’occhio sinistro e deciderai di tornare dentro a sederti, domandato al cielo che hai fatto di male.
(Forse la risposta non è poi così distante)
Scambiandoti il segno della pace con i tuoi vicini, quando tutti ti sorridono e tu grugnisci, lancerai un’occhiata all’acquasantiera e sceglierai di porre fine allo strazio lasciandoti affogare in quei 4 centimetri di acqua stantìa.
Ma ad una seconda e più attenta analisi, noterai che l’acqua non è sufficiente nemmeno per prendersi un’infezione gastrica in caso di beveraggio.
Comprenderai di essere messa davvero male quando ti accorgerai che, per farti passare il tempo, cominci a pregare anche tu.

La messa è finita, andate in pace.
Alleluia, alleluia.
 

-8

25 Maggio, 2007

Oggi è stata una giornatina di queste
E non ho altro da dire su questa faccenda.

Piccolo, grande uomo

17 Maggio, 2007

Uno dei motivi che ha contribuito mi innamorassi del piccolo T. è che è un uomo saldo, serio; un gran lavoratore, responsabile e affidabile.
Un uomo che non teme la fatica, che lavora duro e che riesce sempre in quel che fa, e alla grande.
La reperibilità notturna lo sbranda spesso anche la notte, ma lui non batte ciglio.
Stringe i denti, risponde mite al telefono, poi si alza furtivo e si veste al buio, quasi trattenendo il fiato, per non svegliarmi.
Certo, quando la cosa capita due o tre volte nell’arco di una notte, è facile che voli nell’aria sommessamente qualche bestemmia, ma vorrei vedere.
Poi, la mattina, si alza e, senza neppure tentare di avanzare scuse, torna al suo lavoro.
Stanco, con a credito poche ore di sonno spezzettate e gli occhi graffiati di venature.
Stanotte, l’ennessimo trillo di un telefono sgradito.
La consuetudine mi ha insegnato a tollerare bene l’intrusione sonora, tanto che spesso nemmeno mi accorgo che accada qualcosa e la mattina, al posto del piccolo T., trovo al mio fianco un automa sconvolto e indolenzito senza nemmeno sapere perché.
Ma stanotte, chissà, forse avevo il sonno più leggero, ho sentito il telefono squillare.
E squillare, squillare e squillare ancora.
Dopo un paio di gomitini inflittigli al fianco, il piccolo T. si è svegliato con quella tipica espressione di uno che non sa nemmeno dove si trova e cosa stia succedendo.
Mentre parlava al telefono, lo vigilavo attraverso un occhio semichiuso e nell’esatto istante in cui, prese le informazioni necessarie, ha riagganciato, l’ho sentito sprofondare nei cuscini con un respiro potente, soffiato fuori con forza.
Quando ho riaperto gli occhi era seduto sul bordo che si infilava le scarpe.
Quanto dev’essere dura, pensavo, e mentre lo pensavo, Morfeo mi ha abbracciato di nuovo a tradimento.
Stamattina, ho ricambiato il favore, alzandomi il più silenziosamente possibile, vestendomi in salotto e saltellando leggera a piedi scalzi.
Poco prima di uscire, mi sono fatta spazio sul bordo dalla sua parte e l’ho osservato qualche attimo.
Dopo un leggero bacino sulla fronte, l’ho visto schiudere gli occhietti sonnacchiosi e, dopo esserci sussurrati il buongiorno, ho suggerito:
“amore, ti metto la sveglia fra un’oretta, così recuperi almeno un pochino..ti và?”
“mm.. sì..”
“la metto alle 8, ok?”, armeggiando con il telefonino e sfogliando l’elenco in cerca della sveglia.
“7 e 50, meglio”
Devo averlo guardato con occhio divertito e accigliato nel contempo tanto che, prima che potessi avanzare domande, ha proseguito:
“..su Cultoon danno Conan”.

Altro motivo per cui lo amo.

Pennuti e simili

15 Maggio, 2007

Il lunedi è un giorno infelice già di suo.
Quando poi ti ritrovi, alla fine di un’ennesima giornata lavorativa deglutita a fatica, a dover debellare a colpi di ferro da stiro la montagna di vestiti, che a momenti ti dà lo sfratto esecutivo dal salotto, la prospettiva della giornata non può che imbruttire.
Se contiamo, infine, che al posto di un giovevole Scotti ti piazzano lì quel citrullo di Amadeus, il cerchio diabolico si chiude su se stesso.
Quando ha cercato di sciogliere l’enigma sul sesso del noto pennuto paglierino di nome Titty con l’affermazione: “Beh, è certamente una femminuccia! Non ricordate che diceva sempre: ‘Mi è semblato di vedele un gatto?’ ..” sono partita con un climax di improperi.
Dalla faccia da comprovato imbecille che gli si è disegnata addosso subito dopo, posso solo sperare che qualcuno, tipo il Boncompagni dei tempi d’oro, l’abbia, come me, preso a ragionevoli insulti attraverso quel mortificante auricolare che teneva ficcato nell’orecchio.
Io, nel frattempo, l’ho avuta davvero dura nel cercare di rinnegare quell’insano istinto che mi ha pervasa, di schiantare il ferro da stiro sull’elleciddì.
Avrei senz’altro preso due piccioni con una fava, ma poi forse il piccolo T. avrebbe potuto non comprendere.

Young man, (iamme) there’s no need to feel down (clap clap) I said young man (iamme)

11 Maggio, 2007

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Avvaloro la teoria che si tratti di esaurimento nervoso.
Sono ormai diverse ore che, inspiegabilmente, canticchio l’intro di Ymca dei Village People, roteando i pugnetti a mulinello.
Sto cominciando a preoccuparmi.


Beh, poi immagino non aiuti il fatto che il piccolo T. mi sia a letto malato, da un paio di giorni.
La casa è in totale stato febbrile.
E fa caldo, poi freddo, poi “amore, termometro”, poi la camomillina, l’aspirina effervescente, le stelline in brodo col formaggino e la spremuta di arance fresche.
E lui, accartocciato sul divano con i capelli rabbuffati e gli occhietti da cucciolo smarrito, che sorride flebile ai miei finti bacini sulla fronte calda.
Stamattina, prima di uscire di casa, puntandogli il termometro contro, alla seria richiesta di misurarsi la febbre, per saggiare lo stato della malattia, da sotto le coperte mi ha boffonchiato qualcosa tipo “poi posso infilarti il termometrino anche io?”
Intuendo lo stampo vagamente pornografico della sua proposta, ho concluso che sta decisamente meglio.

Ps. La foto non c’entra un cazzo col post.
E’ solo per sibilare un consiglio all’ignoto navigante che è incappato da queste parti cercando “foto di Richard Gere in mutande”.
Ecco.. se posso.. Richard ha ormai fatto il suo tempo, fossi in te mi butterei su Orlando Bloom o Jude Law, piuttosto.
Poi vedi tu, eh?

Hanno ucciso Spiderman

8 Maggio, 2007

Fiato corto, da queste parti.
Lavoro per dieci braccia; con tutta probabilità non si saranno accorti che io ne possiedo appena due.
Varcata l’anticamera dell’esaurimento nervoso, ho deciso di segnare le ferie per lenire un minimo lo strazio.
Dal 4 al 18 giugno.
(dopodomani, dopodomani, dopodomani)
Piccolo T., Gingerina e motarmadio.
Destinazione Spagna.

Ha aiutato a gratificarmi, devo dire di sì. 
Peccato che poi abbia deciso di prendere il caffè prima di rientrare, al termine della mia pausa pranzo.
Vedere quell’anguria brizzolata foderata da una polo rosa “Baci e Abbracci” ancheggiare gallinaceo su Max Pezzali, sparato a palla, mi ha fatto ripiombare nel baratro più rovinoso.
Sono lì lì per presentare le dimissioni.