Archivio per Luglio 2006

Siamo tutti dislessici?

26 Luglio, 2006

 

Secnodo un pfrosseore dlel’Unviesrità di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato può serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si può legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuiroso, no?

Prova

24 Luglio, 2006

Grazie a qualche anima pia ho imparato a farlo.

Spero.

Vado a vedere se funzia.

Che vita sarebbe senza Metropolis…

24 Luglio, 2006

Altra pausa pranzo trascorsa nel (mal riuscito) tentativo di mitigare il caldo satanico di questi ultimi giorni di luglio.

Caprese fresca e acqua a gagganella.

Cerco, saettando con lo sguardo fra i tavoli, la copia de “Il Piccolo” (quotidiano locale) per solleticare un po’ l’attesa fra le ultime notizie di cronaca cittadina.

Niente da fare, il giornale è ben ancorato sotto i gomiti di un attempato signorotto che, con gli occhiali sulla punta del naso aquilino, non sembra dar segni di voler mollare la presa..

Nel tentativo di ripiegare su qualche altra lettura leggera, mi trovo a dover scegliere fra la Gazzetta dello Sport e un opuscolo (tale “Metropolis”), esposto in decine di copie in una griglia fuori dal locale, che propone tutta una serie di annunci, dalle case in vendita allo scambio di bollini, tipo ‘cedo punti Esso per punti Coop’.

Bah, mi dico, si sa mai che mi venga la fantasia di adottare un cane o un gattino.

Insomma, vai a sapere.

E invece, prese a sfogliare pigramente le pagine grigie del Portaportese nostrano su carta stampata, non solo mi sono scoperta potenziale padroncina di pappagallini, porcellini d’india, maiali, nostrani o thailandesi, conigli, tacchini, galline, iguana e addirittura rettili fra i più noti (cito testualmente: causa trasferimento, vendo pitone cucciolo di 8.5 kg) ma ho trovato del tutto inaspettatamente alcuni interessanti suggerimenti che intendo mettere in pratica, appena mi riprendo dallo chock esilarante.

 

Signora moldava cerca lavoro come domestica-baby sitter, con vitto e alloggio in stanza singola, 35€ al giorno, giorno libero da stabilire. Libera subito.

 

Televisore e linea telefonica personale, no?

No perché, se è così, mi libero subito pure io.

 

Italiano 35enne automunito valuta proposte part e full time!!!

Fidatevi, sono la persona giusta!!!

Solo proposte serie!!!

Volontà e serietà!!!

 

A me, uno che mette tutti sti punti esclamativi gratis, un po’ di ansia me la mette.

E, a dirla tutta, non è che denoti poi tutta questa serietà.

E poi, sei la persona giusta per cosa? Mah…

 

A ridolini soffocati sono arrivata agli annunci delle abitazioni in vendita:

 

Zona casello autostradale Villesse, nuova costruzione: luminoso con vista aperta, composto da ingresso, cucina, poggiolo, 2 stanze, bagno e ampio giardino.

 

Poco importa che la vista aperta sia sull’autostrada e che l’ampio giardino sia proprio antistante alla piazzola di sosta dove i camionisti si fermeranno a pisciare.

 

Carino pure l’annuncio che risaltava a fondo pagina incorniciato da sfiziosi cuoricini:

 

Sexy Shop ‘Le tentazioni’ : Moda mare per lui e per lei.

 

E io già mi sono vista sulla costa croata inguainata da un costumino in lattice nero con i fori sui capezzoli, le mollette con la catenella comunicante da uno all’altro e la lampo sul monticino di Venere, vicino al mio uomo con un perizoma di catene e il frustino a mo’ di retina da pesca.

Chiaramente olii solari soppiantati da spermicidi al latte di cocco e vaselina bianca al profumo di mandorla dolce.

 

Sorvolo sugli annunci matrimoniali o a scopo simil-sentimentale, che non mi spiego perché questi personaggi, tutti decisamente piacenti, simpatici, intelligenti e socialmente ben posizionati, debbano ricorrere a simili espedienti per trovare un povero cristo che, mi vien da pensare, disperato, risponde all’annuncio probabilmente senza nemmeno sapere perché.

 

Mi ha incuriosito uno in particolare però, che non posso non menzionarvi, che citava:

 

Signora 52enne, piacente, comprensiva, carattere tranquillo, solare, amante della vita e della natura, cerca uomo max 60enne, di bell’aspetto, sincero, pulito, non banale, non aggressivo, intelligente, preferibilmente colto, e non fumatore per stabile relazione. Se interessati scrivere a Fermo Posta xxx e includere francobollo per la risposta.

Adesso, tralasciando le esigue pretese che si vanno qui ad avanzare, non vi pare che io e questa ci si conosca?! Mah…

 

Arriviamo direttamente alla sezione “VARIE”, chicca delle chicche.

 

Prendo a caso:

 

Causa acquisto errato, vendo divano in piuma d’oca color avorio, bellissimo, 3 posti.

 

Come causa acquisto errato?

Come ci si può sbagliare nell’acquisto di un divano?

 

Vendo aspirabriciole usato pochissimo. Prezzo da concordare.

 

Già immagino la telefonata fra i due..

“Usato poco? Può essere più preciso? Sa.. non vorrei incappare in un bidone”

“Mah, direi quattro o cinquecento pasti, fra pranzi e cene, e considerato che a tavola siamo in due e mia moglie è a dieta e non mangia né pane né grissini, insomma, mi creda, è un vero affare!”

 

 

Vendo abito da sposa quasi nuovo, taglia 42, trattative riservate.

 

Come sarebbe a dire ‘quasi nuovo’?

 

Vendo collant color daino, misure III e IV, usati ma senza alcuna smagliatura.

Blocco da 10 paia, 5 €.

 

Si ma.. a vita alta o a vita bassa?

 

Vendo scopa elettrica causa inutilità.

 

Senza commento.

 

 

Insomma, oggi ho deciso che cambio lavoro e che, se proprio non dovessi rimediare chi mi mantiene in casa sua, foraggiandomi almeno 800 € al mese e chiaramente senza spaccar le palle di domenica, cominicio a raccattare i sassolini della spiaggia di Sistiana, che magari riesco a campare rivendendoli su ‘Metropolis’.

Si accettano eventuali altri buoni consigli in tal senso. Grazie.

Questa vuole essere solo una premessa….

20 Luglio, 2006

…al post che seguirà. 
Cioè quello precedente. 

Vabbè, avete capito dai. 

Tatanka è un mio carissimo Amico (ahilui yuventino) e quella che segue è l’esilarante risposta al mio post di ieri, pervenutami via mail poco fa.. 
Mi sono presa giusto quei 2 secondi per asciugarmi le lacrime e rimettere a fuoco la vista e ho subito concluso che non potevo non postarla. 

 

Fantastico Tatanka!!!

20 Luglio, 2006

“Ora, fornite queste informazioni, sapreste dirmi per quale bizzarra
legge della fisica la piccola Ginger non è ancora stata violentemente
travolta da coccolone e, stramazzando, non si è ancora schiantata al
suolo?
E, se fosse solo questione di attimi, sapreste dirmi quando le
toccherà?

Confido in diagnosi ottimistiche.”


…era qui che
eravamo arrivati, vero?

Ok.

Dopo attenta ed approfondita analisi ed in base ai dati in proprio possesso e tenendo ovviamente in fondamentale considerazione le peculiarità fisico-psichiche del soggetto interessato, questa commissione valutante è stata portata, anche in seguito alla necessaria consultazione di oracoli ed affini, alla formulazione delle seguenti ipotesi:

Ipotesi n°1.
La piccola Ginger sfiderebbe anche le fiamme più cocenti del più incandescente dei gironi infernali pur di compiere professionalmente al massimo i propri compiti lavorativi.
…?!?
Naaaaaaaa…!
Percentuale di attendibilità: 0,5 %

Ipotesi n°2.
Matrix esiste veramente e la piccola Ginger non è nient´altro che un cumulo di bit programmati per illudersi di essere un´eroina che sfida il mondo mentre invece sonnecchia dolcemente nel suo loculo e le fameliche macchine che ci dominano la succhiano tutta. Piacerebbe, vero? ;-)
Percentuale di attendibilità: 1,2 %

Ipotesi n°3
La piccola Ginger è dopata. Si è fatta talmente tanti cicchini in vita sua che la temperatura corporea interna standard viaggia attorno ai 39-40 gradi centigradi e non vi è quindi aumento di temperatura alcuna (nemmeno quella basale!) che possa scalfirla.
Percentuale di attendibilità: 7,3 %

Ipotesi n°4
La piccola Ginger è dopata. Si è fatta talmente tanti birrini in vita sua che visto l´alto livello di refrigerazione dell´organismo, sanguigna e intestinale, può ormai far fronte senza conseguenza alcuna ad un esilio nel deserto di 40 giorni, tipo quello…chi era che mi sfugge il nome?!
Percentuale di attendibilità: 11,0 %

Ipotesi n°5
La piccola Ginger vuole far colpo sul capo e striscerebbe fino in banca sui sassolini appuntiti e arroventati, si trovasse questa a Tangeri piuttosto che a Novosibirsk (e chissà cos´altro non farebbe…!!!), pur di ottenere un aumento di stipendio. (Vedasi la nomea delle segretarie…)
Percentuale di attendibilità: 13,3 %

Ipotesi n°6
La piccola Ginger si è inventata tutto!
Indagini per verificare ciò sono già in corso presso la posta e la banca incriminate da parte del nucleo investigativo competente. Richiesta di presentazione delle ricevute del caso è già stata inoltrata.
Percentuale di attendibilità: 22,2 %

Ipotesi n°7
La piccola Ginger ha nel suo dna più di un´elica di demonietto e nella calura estiva al suo massimo culmine ci sguazza gaudente come un tirolese in mezzo allo speck.
A suffragio di ciò si citi la preferenza per abbigliamenti in tonalità sul rosso e il nero, documentabile con tanto di foto a disposizione del pubblico (a pagando s´intende!) nonché la codina appuntita che spunta impertinente all´accorciarsi della minigonna al di sotto della misura d´ordinanza.
Percentuale di attendibilità: 28,8 %

Ipotesi n°8
La piccola Ginger ha postato il suo scritto e tre secondi e mezzo dopo, prima di potersi anche minimamente compiacere di quanto prodotto e diffuso (so che lo fai, non mentire!), s´è effettivamente accasciata sotto la scrivania come un sacco vuoto in preda a un coccolone da record senza che sguardo alcuno lo notasse.
I clienti spazientiti si sono lamentati per la mancanza di assistenza.

Il capo l´ha denunciata per assenteismo.

Il piccolo T. vaga ansioso per le vie di Straccis (quartiere di Gorizia, ndr) frugando ogni anfratto nella speranza si tratti solo di un post-balla fuori orario.
La ritroveranno alle prossime pulizie di Pasqua ricoperta da uno spesso strato di polvere (che neanche il suo ventilatore d´ufficio relegato nel sottoscala) e la ramazzeranno via indecisi fra l´umido e il non riciclabile.
Percentuale di attendibilità: 41,5 %

A tal punto giunti e dopo aver rismistato un po´ della maleodorante materia che la soggetta in questione ha provveduto a recapitare nella mia casella mail nei giorni immediatamente successivi alle sentenze su calciopoli(!) lascio a Voi Signori della Corte l´arduo compito della sentenza, tipo che se la piccola Ginger vota per il Grande fratello e per quei dementi dell´isola non vedo perché non usarle la stessa cortesia.

Rispettosamente salutammo.

N.B. Se qualcuno fosse così malato da mettersi a sommare le percentuali per verificare se il tutto fa veramente 100% …lasciate perdere. Le ho messe alla cazzo!

Le simpatiche avventure della piccola Ginger

19 Luglio, 2006

Ore 11.43: la piccola Ginger esce fischiettante dall’ufficio per recarsi in posta. 
Gradi centigradi esterni: 38, a pelo sopportabili   

Ore 11.47: la piccola Ginger arriva tutta trafelata alla macchina, sistemata ad hoc, da quasi 4 ore, in piena battuta di sole, dopo aver zigzagato fra le auto scalpitanti al semaforo, rischiando di essere travolta, e uccisa, almeno quel paio di volte. 
Gradi centigradi corporei: 44, in sensibile aumento.   

Ore 11.48: la piccola Ginger entra nella sua super Y. 
Gradi centigradi del sedile percepiti sulle cosce nude, scoperte da una gonnellina gentile (ma con chi?): 72   

Ore 11.48.12: la piccola Ginger, soffocando un urlo di dolore, spalanca tutti i finestrini e cerca refrigerio, non senza prima essersi brutalmente ustionata il braccio con il dentone di ferro luccicante all’estremità della cintura di sicurezza, poggiato sul lato sinistro del sedile. 
Gradi centigradi del contesto: 71.6 
Gradi centigradi del volante: 86   

Ore 11.59: la piccola Ginger parcheggia in doppia fila davanti alla posta, dopo aver bestemmiato in diverse lingue fra i copiosi lacrimoni di sudore che le imperlano il viso corrucciato, ed esce a passo spedito. 
Gradi centigradi percepiti sul piazzale asfaltato: 54, con umidità relativa del 74%   

Ore 12.00: la piccola Ginger giunge alle porte, che automaticamente si aprono all’attraversamento di una cellula invisibile, ed entra in posta. 
Gradi centigradi all’interno dell’edificio: 18, con umidità relativa del 9%   

Ore 12.11: la piccola Ginger, a un turno prima del suo, comincia ad avere i primi sintomi di congelamento, ma fa giusto in tempo a spedire quelle 4 lettere e a pagare quel dannato bollettino e la scampa, o almeno così crede. 
Gradi centigradi dei piedi in infradito: 12   

Ore 12.14: la piccola Ginger taglia nuovamente il filo immaginario della fotocellula, che fa si che la porta le si apra davanti alle fiamme dell’inferno. 
Gradi centigradi esterni: 58   

Ore 12.15: la piccola Ginger, dopo essersi ripresa dalla testata in pieno petto (altro che Zizou…), arranca fiaccamente alla macchina e vi entra per proseguire in banca. 
Gradi centigradi in abitacolo, nonostante (l’inutilità de)i dieci cm di apertura dei finestrini: 68.8   

Ore 12.16: la piccola Ginger, completamente disorientata dallo sbalzo termico, tasta sul retro del sedile in cerca della bottiglia di acqua, sempre presente, con la speranza di riuscire a sanare quelle uniche due papille linguali sopravvissute allo schianto calorico di una gola ormai arsa dalle fiamme più calde del più degno ed affermato girone infernale. 
Bottiglia trovata. 
Gradi centigradi del liquido: non precisamente stabilito, ma in evidente fase di ebollizione.
Abbandono dell’intento.   

Ore 12.19: la piccola Ginger, approda al parcheggio della banca, infila la super Y in un dente di pettine sgombro ed esce dalla sua ex vettura, ormai promossa a sauna finlandese. (in questo frangente infatti, colta da feroce disorientamento fulmineo, ella getta un po’ dell’acqua bollente della suddetta bottiglia sulla piastra incandescente del portacenere e, tolta la maglietta, comincia a rotearla convulsamente sopra la testa) 
Gradi centigradi percepiti, considerata la ormai precaria stabilità fisico-emotiva: 64 circa   

Ore 12.22: la piccola Ginger arriva ai doppi vetri, saluta il poliziotto con uno svaccato cenno, quasi del tutto impercettibile, preme il bottoncino verde ed entra nel tondino. 
Gradi centigradi della bara di vetro verticale: 32   

Ore 12.22.18: la piccola Ginger si vede spalancare di fronte le porte di un freezer brulicante ed entra smarrita nel paesaggio di ghiaccio. 
Gradi centigradi fra i piastrelloni di marmo e i controsoffitti: 14 scarsi.   
Ore 12.31: la piccola Ginger si trascina al cospetto del cassiere, in giacca, cravatta e polsini della camicia ben allacciati all’estemità dei polsi (chiamalo scemo) ed effettua le operazioni richiestele (da un capo che lei immagina già bell’e svaccato sul divano, a crustare pigramente fresche, lucide, croccanti, succose pesche noci, al venticello di un amabile giro d’aria che gonfia appena le tende di casa..) 
Gradi centigradi su pelle: 18, in preoccupante diminuzione.   
Ore 12.38: la piccola Ginger ormai non sa più come si chiama, non ricorda più dove ha parcheggiato la macchina, non sa nemmeno se una macchina ce l’ha, e, nel caso, di che tipo sia, ma, sospinta da un ultimo flebile refolo di vita, striscia allo sportello rovente di qualcosa che le sembra vagamente familiare e rientra in sauna, respirando lentissimamente per evitare la combustione istantanea della peluria nasale. 
Stesso procedimento di poco prima ed esplulsione di altre 4 milioni di tossine. 
Gradi centigradi che la avvolgono con fiammate bastarde: 74   

Ore 12.41: la piccola Ginger, nella guida confusa verso la pausa ristoratrice, ha un miraggio nel quale intravede, fra le onde di calore emanate dall’asfalto in liquefazione, un’oasi ricreativa dove prosciutto crudo e melone fresco campeggiano sorridenti su un cartello a lato di un localino carino: freccia a destra e sosta. 
Gradi centigradi percepiti: 47, in speranzosa via di frescura.   

Ore 12.45: la piccola Ginger sorseggia parca un bicchierone di salvifica acqua naturale e attende il pasto con crescente recupero dell’attività cerebrale. 
Comincia a ricordarsi il suo nome e come è arrivata fin lì. 
Gradi centigradi del porticato all’ombra: 32 ventilati.   

Ore 13.39: la piccola Ginger degusta il suo calice di caffè shakerato accompagnato da una rilassante Chesterfield light. 
Gradi centigradi del sollazzo: 30 costanti, accompagnati da deliziosa brezzolina.   

Ore 13.48: la piccola Ginger si riavvia alla vettura, che già da lontano pare minacciosa, si fa coraggio e, subendo un altro violento pugno di calore, giunge al suo caro vecchio ufficio, infila la chiave e, ciabattati fiaccamente quei 4 metri, si risiede di fronte al suo monitor. 
Gradi centigradi della postazione: 35 costanti, tutto sommato apprezzabili.   

Ora, fornite queste informazioni, sapreste dirmi per quale bizzarra legge della fisica la piccola Ginger non è ancora stata violentemente travolta da coccolone e, stramazzando, non si è ancora schiantata al suolo? 
E, se fosse solo questione di attimi, sapreste dirmi quando le toccherà?   

Confido in diagnosi ottimistiche.

Scoperte…

18 Luglio, 2006

 

 

 

 

Oggi giornata di scazzo assoluto in ufficio. 
Cosa fare se non sollazzarsi fra i blog così, a casaccio.

E così scopro che: 
1) non riesco a leggere più di due righe se scritte con la scrittura Comic Sans Ms (a urtarmi, molto probabilmente, il ricordo delle patetiche mail del mio ex, scribacchiate in quel carattere); 
2) non riesco a tollerare le k al posto della ch, e tutte le varie ed eventuali aberranti menomazioni della lingua italiana, (perdonatemi, ma davvero non lo reggo); 
3) non amo particolarmente gli sfondi neri dei blog, per motivi totalmente sconosciuti al mio sapere, tantomeno poi quelli sovrascritti da tonalità verdi fluo, forse perchè mi riportano molto ai computer di primissima generazione, per i quali nutro astio, per motivi totalmente sconosciuti al mio sapere; 
(Kama, tu sei la straordinaria eccezione che conferma la regola!) 
4) ho scoperto, in ultimo, e non senza incredibile stupore, che gli alieni sono fra noi.  

Non ci credete?
Santommasini che non siete altro, beccatevi le prove.

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Jeans & co.

14 Luglio, 2006

Pausa pranzo. 
Ore 13.00 di un 14 di luglio. 
1328° Celsius (all’ombra). 
Decido, lì per lì, di andare a prendere un po’ di frescura all’aria condizionata del centro commerciale a due passi da qua.  
Pizzetta al trancio e passeggiata per i vicoli refrigerati ad adocchiare distrattamente le vetrine. 
Tempo di saldi, non si sa mai. 
E’ da una vita che non ci vado, a dire il vero, e noto che ci sono molti più negozietti sfiziosi rispetto a quel che ricordavo. 
Tra i tanti, noto una botteghetta, apparentemente senza firma, con scritto a caratteri cubitali ‘Jeanseria’ e mi dico, perché no?, potrei comprarmi una gonnellina in jeans, fresca, estiva, sta bene con tutto…  
‘somma, entro decisa e, facendomi spazio a gomitate fra le migliaia di pantaloni stipati sugli scaffali, chiedo alla commessa. 
“No, mi dispiace, qui vendiamo solo jeans.” 
Me lo scandisce con tono sbalordito e mi adocchia disorientata, la tipa, con fare quasi compassionevole, come se le avessi chiesto un set di ami da pesca. 

Oddio certo, penso, (che idiota) è una jeanseria..  
..cosa diavolo mi è venuto in testa di chiederle?!

Felicità: un bicchiere di vino con un panino

13 Luglio, 2006

 

Giornatina lavorativa alquanto indigesta ieri, per motivi che mi costringo a non ricordare.
Arrivata a casa superstite, anche se gentilmente omaggiata da un mal di testa da Oscar, l’unica buona cosa che avevo in mente di fare era una lunga doccia tiepida che lavasse via lo stress e quel meschino appiccicume che ha lo straodinario potere di penetrare sotto e appiccicarmi persino l’umore.

Varcata la porta di casa, dopo due piani di scale fatti a stento, ho trovato un piccolo T. sorridente: primo straodinario toccasana.

Il suo sorriso non ha impiegato molto a contagiarmi e, asciugamano sulle spalle e birretta per asporto, abbiamo raggiunto il fiume, che a una manciata di km da casa nostra, forma delle pance di acqua, incavate nel terreno, a emulare un paio di piscine naturali.
L’acqua fresca che scorreva gentile sui nostri corpi è stata abilissima a cancellare via la stanchezza e a smacchiare quell’umore opaco, con quella sua carezza spumeggiante.
Un paio di tuffi, qualche chiacchiera in ammollo e poi, stesi gli asciugamani all’ombra, un paio di Moretti a far da ciliegina.

Non avrei potuto chiedere di più, da quella serata.

Risaliti a bordo del pick-up, ho lasciato che il piccolo T. prendesse le redini decisionali, già sapendo che avrebbe optato per il giro lungo, per godersi il vento fra i capelli e il sole arancione, per metà dietro le montagne, stavolta splendidamente accompagnato dai Pearl Jam (I am mine, Riot act).

In silenzio, dopo un’occhiata sorridente, abbiamo risalito quelle scale e siamo rientrati a casa. Subito richiusa la porta, uno scambio rapido:

-Tesoro vado a farmi una doccia, ok?

-Tranquilla.

Un bacio rapido e lo scrociare nell’acqua.

-Preparo qualcosa per cena, ti va?

La sua richiesta urlata, probabilmente davanti alla porta del frigo aperta, mi è giunta come l’ultimo balsamo lenitivo per il mio spirito in trotterellante via di guarigione.

-Ottima idea, piccolo T…

La scusa per gongolarmi ancora un attimo, l’avevo tutta, e così, uscita da una doccia risanante, mi sono presa tutto il tempo per spalmarmi l’olio di mandorle sul corpo, per tamponare con calma i capelli e usare lo spray lucidante prima del pettine e, una volta vista la mia immagine in ordine, ho raggiunto la camera in punta di piedi, sfilato un vestitino di cotone leggero dall’armadio e raggiunto la cucina.

La tavola era apparecchiata semplicemente, ma con attenzione.

Una candelina al centro tremolava silenziosa.

Le ciotole erano gonfie di insalatina verde, insaporita da rondelle biancoarancioni di polpa di granchio.

I bicchieri, di quelli ‘buoni’, di quelli che tieni in credenza per la ‘festa’, erano ricolmi per metà di un vino paglierino fresco, che opacizzava la superficie vetrosa con microgoccioline di condensa.

I due piatti, quadrati, di quelli che ci hanno regalato Enrico e Cinzia per Natale, quelli bianchi e neri, stile giapponese, accoglievano i filettini di merluzzo scottati qualche minuto in padella.

Sul mio piatto, a lato, un cuoricino di maionese.

Abbiamo mangiato lentamente, parlando a volte, ma quasi sottovoce, per non spezzare quell’incantesimo; poi ci si guardava, a lungo.

Le posate tintinnanti sui piatti facevano da unico sottofondo.

Lui sorrideva.

Io, di rimando, lo ringraziavo silenziosamente, sorridendo a mia volta.

 

Tra la spruzzata di sale e il filo di olio della mia insalata ho realizzato che sono davvero fortunata (al diavolo il lavoro).

 Mi sono domandata cosa posso volere di più.

 Davvero, ditemelo voi se esiste, qualcosa di più.